ANT-MAN – Il film ( recensione )

Dopo una fase di produzione un po’ travagliata, che ha subìto numerosi ritardi, rinvii e revisioni della sceneggiatura, finalmente debutta sul grande schermo la pellicola dedicata al più piccolo ( in senso letterale ) dei supereroi Marvel, nonché membro storico dei Vendicatori: Ant-Man !

Chi conosce un po’ l’universo Marvel a fumetti sa bene chi sia questo personaggio, che ha militato da sempre tra le fila dei Vendicatori ( o Avengers, che dir si voglia ) e responsabile tra l’altro della creazione di Ultron, una delle più letali nemesi del supergruppo, protagonista proprio della loro ultima trasposizione cinematografica. Al di fuori della cerchia di appassionati però Ant-Man non è di certo il più noto dei supereroi marvelliani, probabilmente perché non possiede il carisma e l’appeal di un grande eroe, anche se nel corso degli anni ha mostrato varie sfaccettature della sua personalità ed è stato protagonista di storie memorabili dei Vendicatori.

 

I Marvel Studios hanno quindi rischiato molto dedicandogli una pellicola in assolo, seppur inserita in una continuity cinematografica già ben avviata e consolidata, e giustamente decidono di optare per una chiave di lettura molto ironica e leggera, che non prendesse troppo sul serio un uomo in grado di parlare con le formiche e saltarci in groppa…! La mente dietro a questo progetto non a caso è Edgar Wright, brillante ed irriverente autore e regista di film come La notte dei morti dementi e Scott Pilgrim vs. The World, a cui si devono le idee principali alla base di questo lungometraggio, ma che purtroppo ha deciso di abbandonare la produzione in corsa per alcune divergenze creative, mettendo a rischio la buona riuscita del film.

Per fortuna i produttori non si sono dati per vinti e hanno presto trovato un sostituto in Peyton Reed, regista specializzato in commedie, come Ti odio, ti lascio, ti… e Yes Man, che insieme all’attore protagonista Paul Rudd ed altri sceneggiatori ha potuto completare lo script definitivo, in accordo coi Marvel Studios. Non è dato sapere quanto del lavoro di Wright, forse troppo sopra le righe, sia effettivamente rimasto nella pellicola e quanto sia stata stravolta, fatto sta che l’Ant-Man adesso nelle sale è un film molto piacevole e divertente, con un cast azzeccato e un montaggio incalzante, che lascia scorrere le due ore circa di durata senza neanche accorgersene.

Il lato positivo è che con un personaggio del genere si ha il vantaggio di poter contare su delle aspettative piuttosto basse o pari a zero da parte della maggior parte del pubblico, proprio perché poco conosciuto, per cui la vera sfida consiste nel renderlo il più possibile accattivante e fare in modo che gli spettatori si affezionino a lui, così com’è avvenuto con i suoi più blasonati colleghi Vendicatori.

Per questo probabilmente è stato scelto come protagonista non lo spocchioso scienziato Hank Pym, creatore della formula in grado di rimpicciolire e ingrandire la materia e primo Ant-Man, ma Scott Lang, un abile scassinatore e ingegnere elettronico dal cuore buono, che si è trovato ad agire nell’illegalità sempre per scopi nobili. La sua situazione precaria, sia economica che familiare ( è separato ed ha una figlia che ama follemente ), dovuta anche al periodo passato in carcere, dimostra che Lang non è il classico eroe tutto d’un pezzo, ma una persona comunissima afflitta da tanti problemi e con una condotta non proprio integerrima.

Queste sue caratteristiche, unite alla battuta pronta e il sorrisetto beffardo dell’attore Paul Rudd, rendono sicuramente più simpatico e intrigante il protagonista, lasciando invece a un veterano come Micheal Douglas il ruolo del mentore: un dott. Pym istrionico e divertente, ma anche serioso ed energico quando serve. Convincente anche Evangeline Lilly ( che i fan di Lost ricorderanno bene ) nei panni di Hope, l’affascinante e combattiva figlia di Pym, infastidita dal comportamento iper-protettivo del padre e inizialmente diffidente nei confronti di Lang.

Piuttosto anonima invece l’interpretazione di Corey Stoll, che nel film è Darren Cross, il classico scienziato arrivista con pelata alla Lex Luthor, desideroso di scoprire la formula di Pym e venderla al miglior offerente ( HYDRA compresa ! ). Va meglio quando la sua faccia è nascosta dietro l’elmo e la corazza del Calabrone, che non ha niente a che vedere con quella del supereroe dei fumetti, ma è piuttosto un’armatura super-accessoriata con tanto di pungiglioni mobili e raggi laser, che darà non poco filo da torcere al nostro eroe…

Molto simpatico anche l’attore caratterista Micheal Pena e la sua banda strampalata, che accompagneranno Lang in quasi tutte le sue missioni, fornendo un valido aiuto all’eroe e dando vita ad alcuni dei siparietti più divertenti del film. Come detto prima, l’ironia è la componente principale di questa pellicola e caratterizza anche le scene d’azione più spettacolari, come l’incontro/scontro con Falcon ( ormai Vendicatore a pieno titolo ) e quello finale col Calabrone, in mezzo ai giocattoli della figlia di Lang.

Buoni anche gli effetti speciali, che grazie alla computer grafica rendono alla perfezione le sequenze in cui il supereroe si riduce a dimensioni microscopiche, interagendo col suo esercito di formiche e con tutto l’ambiente circostante. Azzeccata la scelta del costume del protagonista, ovvero una pratica tuta scura, non troppo appariscente e ravvivata solo da qualche scorcio di rosso, con un casco integrale simile a una maschera da sub; un giusto compromesso tra la versione a fumetti classica e quella Ultimate più moderna.

I Marvel-fan più accaniti potranno gioire nel notare i tanti riferimenti al fumetto, ma anche all’universo cinematografico. Hank Pym e Scott Lang infatti non saranno gli unici Vendicatori a comparire, e ci saranno anche cameo di Peggy Carter ( protagonista della recente serie tv Agent Carter ), Howard Stark ( padre di Tony ), l’onnipresente Stan Lee e un paio ( ! ) di scene extra dopo i titoli di coda che solleticheranno non poco l’appetito degli spettatori più nerd….!

E’ ovvio che non ci troviamo di fronte a un capolavoro, né a un film dalle grosse aspettative, ma Ant-Man resta comunque un prodotto molto godibile e onesto, che riesce a intrattenere e divertire per tutta la sua durata, senza particolari cadute di tono o tempi morti. L’inarrestabile continuity cinematografica marvelliana si arricchisce così di un altro tassello e porta a casa l’ennesimo successo, pronta per partire con l’attesissima Fase Tre.

AVENGERS: AGE OF ULTRON – Il film ( recensione )

L’universo cinematografico Marvel è ormai sempre più strutturato e complesso, con una continuity vera e propria esattamente come nei fumetti. Sul grande schermo il racconto è stato suddiviso in varie “fasi”, composte dalle pellicole dedicate ai singoli personaggi, che portano avanti una trama destinata a culminare in quella corale degli Avengers, dove tutti i supereroi combattono fianco a fianco contro minacce che da soli non potrebbero sconfiggere.

Del resto, anche nei comics è sempre stato questo il senso del supergruppo più potente di casa Marvel, ma sul grande schermo assume una valenza ancora più significativa, in quanto rappresenta il grande evento che va a suggellare la storia raccontata nei precedenti film, ponendo le basi per la fase successiva.

Il primo film degli Avengers fu un successo clamoroso, che probabilmente superò anche le aspettative degli stessi Marvel Studios e dimostrò senza mezze misure che la strada da loro intrapresa era quella giusta. Bissare un successo del genere sarebbe stata un’impresa ardua, ma pare che Joss Whedon, regista già del precedente capitolo, avesse ben chiara da subito la storia che avrebbe voluto raccontare nel sequel.

Inizialmente ci aveva sviato mostrandoci Thanos ( nella famigerata scena dopo i titoli di coda ), che in effetti non avrebbe sfigurato come avversario dei supereroi più potenti della Terra, ma in realtà è stato solo “rimandato”…. Prima infatti si è voluto dare spazio ad un’altra nemesi storica del super-gruppo, particolarmente amata dai Marvel-fan: mi riferisco a Ultron, un’intelligenza artificiale creata dagli stessi Avengers a fin di bene, ma che invece gli si rivolterà contro trasformandosi in una minaccia inarrestabile ed estremamente pericolosa.

Le sue origini ovviamente sono state modificate in funzione della continuity cinematografica, per cui non sarà Hank Pym a creare il malefico robot, ma la brillante mente di Tony Stark, aiutato dal genio scientifico di Bruce Banner. La sostanza comunque non cambia, in quanto il risultato sarà la creazione di un essere talmente potente da mettere sotto scacco gli Avengers e l’umanità intera. Nel film inoltre viene aiutato da altri personaggi ben noti agli appassionati di comics come i fratelli Maximoff, alias Quicksilver e Scarlet Witch, qui esseri “potenziati” dal Barone Von Strucker e non mutanti, dato che i diritti degli X-Men sono ancora in mano alla Fox.

Se il velocista argenteo di Aaron Taylor-Johnson ( già Kick-Ass cinematografico ) si dimostra in fin dei conti piuttosto inutile all’interno del film, non si può dire lo stesso della “streghetta” scarlatta interpretata dalla gemellina Olsen, che con le sue manipolazioni mentali riesce a far rivivere agli Avengers le loro peggiori paure e angosce, portando così alla luce alcuni inquietanti retroscena sul passato di Vedova Nera e scatenando la rabbia incontenibile di Hulk. La battaglia che seguirà per fermarlo, perpetrata da un Iron Man corazzato con l’armatura super-potenziata nota come Hulkbuster, è sicuramente una delle più roboanti e spettacolari mai viste sul grande schermo, e con tutta probabilità pone le basi per l’annunciata pellicola di Planet Hulk.

Whedon in pratica gioca sempre con le personalità del super-gruppo, mettendole a confronto, anche l’una contro l’altra, insinuando il dubbio tra di loro, sia per quanto riguarda la reciproca fiducia che per l’efficacia e il senso stesso della loro missione. Nel primo capitolo era Loki a manipolare abilmente ogni loro azione, mentre stavolta è proprio la nascita di Ultron a minare i loro rapporti, visto che l’egocentrico Tony Stark non si confronta con il resto del gruppo prima di procedere con la sua creazione.

Ultron in pratica rappresenta l’incubo peggiore di Stark, ovvero la tecnologia ( da lui tanto amata e ricercata ) che prende il sopravvento sull’uomo e lo sovrasta, un po’ come avviene in Terminator e in tanti altri film/romanzi di fantascienza cyberpunk. Il progresso tecnologico infatti dovrebbe essere sempre al servizio del bene comune e aiutare l’umanità a progredire, ma c’è il rischio che una sperimentazione senza controllo possa portare nella direzione diametralmente opposta. Fortuna che l’entrata in scena di Visione, altro personaggio storico della mitologia avengeriana, riequilibrerà la situazione in quanto perfetto contraltare di Ultron. Una figura quasi “divina” che infonderà nuovamente fiducia nei cuori dei Vendicatori e nella tecnologia stessa, in questo caso capace di generare qualcosa di positivo.

Gestire così tanti personaggi in un’unica pellicola non era certo un’impresa facile, considerando che non mancano anche comparsate di volti noti come Nick Fury, Maria Hill, Falcon e War Machine, tanto per citarne alcuni… Fortunatamente però Whedon ha potuto contare su una squadra di lavoro già collaudata, a cominciare dagli attori principali, in grado ormai d’indossare e di smettere le divise da supereroi come se fossero pantofole ( e mi riferisco ovviamente anche all’interpretazione del ruolo ), creando un reale clima cameratesco tra di loro, che traspare anche nel film, dove non mancano mai battute e prese in giro, ma alla fine anche un forte spirito di squadra.

Quando hai a disposizione tutte queste pedine sulla scacchiera è molto facile costruire qualcosa di epico ma allo stesso tempo confusionario. Anche stavolta invece si è riusciti a creare un buon equilibrio tra introspezione e azione pura, forse con un bilanciamento anche migliore rispetto al capitolo precedente. Oltretutto sono stati giustamente approfonditi i personaggi che erano passati un po’ in secondo piano fino a adesso, come la Vedova Nera di Scarlett Johansson e l’Occhio di Falco di Jeremy Renner, unici personaggi del team a non aver beneficiato di una pellicola in assolo.

Peccato per qualche passaggio un po’ troppo frettoloso nella sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda la nascita di Ultron, molto repentina e priva del giusto carico di suspance e tensione emotiva. In pratica il personaggio nasce da subito “cattivo” e non sono troppo chiare le ragioni che lo spingono a minacciare la Terra. Ma è evidente che la carne al fuoco era davvero tanta, per cui era praticamente impossibile analizzare ulteriormente alcuni aspetti della trama in un unico film.

Gli effetti speciali sono sempre più sorprendenti e realistici, così come le uniformi degli eroi, quasi tutte ritoccate con design più moderni e accattivanti. Qualche sequenza di combattimento risulta un po’ troppo caotica e confusionaria, ma nel complesso il livello di spettacolarità è alto e ogni Marvel-zombie che si rispetti non potrà rimanere indifferente di fronte ai propri supereroi preferiti che se le danno di santa ragione o affrontano orde di robot assassini !

In sostanza, pur con qualche inevitabile pecca, Avengers: Age of Ultron si può considerare un altro colpo andato a segno per questa sempre più avviata continuity marvelliana cinematografica, che riesce così a chiudere degnamente anche la sua seconda fase. Lo stesso vale per Joss Whedon, che purtroppo non dirigerà altre pellicole Marvel, anche se rimarrà come responsabile creativo, cedendo lo scettro della regia agli acclamati fratelli Russo, già autori di Captain America: The Winter Soldier.

Anche per la Fase Tre, dunque, ci sono buone speranze…!

DEADPOOL UCCIDE L’UNIVERSO MARVEL ( recensione )

Primo capitolo di una sanguinaria trilogia che vede come protagonista assoluto il mercenario chiacchierone più amato di sempre, DEADPOOL UCCIDE L’UNIVERSO MARVEL è una miniserie in quattro parti dal titolo quanto mai didascalico….!

Tutto ciò che vedrete in questa storia, infatti, si può riassumere in una serie continua di ammazzamenti, in genere piuttosto crudi e truculenti, perpetrati ovviamente dal “buon” Wade Wilson, deciso a fare piazza pulita di tutti i supereroi e i supercriminali dell’universo Marvel ! Se vi aspettate qualcos’altro dalla miniserie in questione, potete tranquillamente fare a meno di leggerla…. 🙂

Cullen Bunn, lanciatissimo scrittore già al lavoro anche su Wolverine e Venom, si diverte più che altro a giocare con la mente malata del protagonista e le sue “voci interiori”, ma anche con il famigerato abbattimento della quarta parete, ovvero il fatto che Deadpool sia perfettamente conscio di essere un personaggio dei fumetti, che spesso lancia battute e invettive direttamente ai lettori.

Un tentativo di entrare nella sua testa da parte di Psycho-Man, crudele tiranno del Microverso, farà scattare qualcosa in Wade che lo porterà ad essere ancora più lucido nella sua follia e meno incline alle battute, con una sola voce nella sua testa, più decisa e autoritaria, ad indicargli con precisione la strada da perseguire. Il risultato sarà un’autentica carneficina, che porterà all’uccisione di tutti i superesseri che popolano l’universo Marvel ( anche i più potenti ! ), mentre Taskmaster si metterà sulle sue tracce, assoldato da zia May (!) e dagli altri parenti delle illustri vittime di Wade….

I Marvel-fan più nerd e puristi non potranno fare a meno di storcere il naso di fronte ad alcune morti quantomeno discutibili e improbabili, anche per la velocità della loro esecuzione. Vendicatori, X-Men ed esseri come Thanos o Galactus vengono fatti fuori in poche pagine o vignette, e questo ritmo forsennato non dona la giusta epicità agli scontri, per quanto già poco credibili di per sé ( soprattutto nel loro esito… ).

Alla fine il risultato è solo un puro divertissement, che farà contenti soprattutto i fan più accaniti del mercenario logorroico e chi, semplicemente, vuole divertirsi a vedere autentiche icone del fumetto umiliate con morti truculente e sanguinose, senza porsi troppe domande sulla loro esecuzione….

I disegni di Dalibor Talajic rendono comunque piacevole la lettura, grazie al suo stile classico e pulito, che non eccede mai troppo, sia nell’impostazione delle tavole che nelle fisionomie dei personaggi, conferendo al suo lavoro un gusto quasi retrò, da fumetto anni Sessanta, benché riadattato ai giorni nostri.

E decisamente retrò è anche l’impostazione della storia breve in appendice, firmata da Stuart Moore e Joe Quinones, che ci racconta le origini di un improbabile Deadpool della “golden age”, ossessionato dai vecchi cartoon della Disney ! Una sorta di anti-Capitan America molto sui generis, divertente e ben rappresentato, che si dimostra un’azzeccata chiosa per questo volumetto dedicato al mercenario chiacchierone.

Nel complesso, però, DEADPOOL UCCIDE L’UNIVERSO MARVEL si può considerare un progetto riuscito a metà, troppo frettoloso e improbabile nel suo svolgimento, pur trattandosi di un fumetto di supereroi…. Peccato, perché il potenziale comunque c’era e ne poteva uscir fuori un piccolo gioiello dell’intrattenimento, con i dovuti accorgimenti e una sceneggiatura più studiata e calibrata, che approfondisse maggiormente anche la psicologia del personaggio e le dinamiche con gli altri supereroi.

 

 

 

CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER ( recensione )

La cosiddetta “fase due” dell’universo Marvel cinematografico entra sempre più nel vivo con la seconda pellicola dedicata a Capitan America, la leggenda vivente di cui abbiamo appreso le origini in CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE e che ha guidato la più formidabile formazione di supereroi in THE AVENGERS.

La sceneggiatura di questo nuovo capitolo trae spunto da uno dei cicli narrativi più celebri e interessanti visti sui fumetti di Cap in questi ultimi anni, ovvero quello firmato da Ed Brubaker. Il brillante scrittore ha dato un’impronta noir e realistica alla serie del Capitano, costruendo trame adrenaliniche e intense, dove non mancavano introspezione e componenti spionistiche e drammatiche.

Il vero fulcro di tutta la vicenda era il Soldato d’Inverno ( Winter Soldier in inglese ), un personaggio enigmatico e inarrestabile, dotato di un braccio meccanico e talmente forte da tenere testa persino a Capitan America ! Inizialmente sembra essere solo un soldato super-potenziato al servizio dell’Unione Sovietica, ma poi scopriremo che si tratta in realtà di un volto ben noto ai fan di Cap e strettamente legato al suo passato. E’ una figura complessa e tormentata, con un trascorso ancora tutto da scoprire, che Brubaker ha saputo rappresentare in maniera magistrale, apportando la giusta dose di suspance e mistero, e mettendo in evidenza anche il lato più fragile ed emotivo dell’integerrimo Vendicatore a stelle e strisce.

Condensare tutto questo in una pellicola di due ore non era certo un’impresa facile ed ovviamente qualche modifica e semplificazione rispetto alla trama originale del fumetto era d’obbligo… ma nonostante questo CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER si dimostra uno dei migliori film realizzati finora dai Marvel Studios !

I non conosciutissimi fratelli Anthony e Joe Russo, autori di film come Welcome to Collinwood e Tu, io e Dupree, sono riusciti a riportare sul grande schermo l’essenza di quel fortunato ciclo narrativo, imbastendo una grande spy-story che coinvolgerà soprattutto lo S.H.I.E.L.D. e il suo direttore Nick Fury, responsabile tra l’altro della nascita degli Avengers e della “rinascita” di Capitan America dopo lo stato d’ibernazione.

Uno Steve Rogers spaesato e confuso, che non ha ancora ben chiaro quale sia il suo ruolo nella società di oggi, si troverà ad affrontare un nemico “invisibile”, radicato e nascosto tra le sfere alte del potere e tra quelli che dovrebbero essere considerati i “buoni”…. La strategia del terrore e la sicurezza globale, spesso sfruttata come alibi per raggiungere scopi non troppo nobili, sono tematiche ricorrenti in questa pellicola, visto che le guerre di oggi si basano su di esse e non esiste più una distinzione così netta tra bene e male o buoni e cattivi, com’era abituato Cap ai tempi del nazismo.

Steve Rogers dovrà quindi capire di chi fidarsi e allo stesso tempo affrontare delle terribili minacce direttamente dal suo passato, come l’H.Y.D.R.A. e il Soldato d’Inverno, che lo metteranno a dura prova sia emotivamente che fisicamente. Per fortuna ad aiutarlo ci saranno anche Natasha Romanoff, alias la Vedova Nera, e l’ex paracadutista Sam Wilson, meglio noto come Falcon, altro storico compagno di avventure di Cap nei fumetti.

La maggior parte del cast principale è composto da facce già note, che abbiamo visto anche nei precedenti film Marvel, e nel complesso fanno del loro meglio per interpretare in maniera convincente i rispettivi personaggi. Mi riferisco ovviamente al protagonista Chris Evans, super-fisicato ma con un viso troppo da ragazzino sbruffoncello per conferire la giusta autorevolezza al Capitano, così come la sempre bella e sensuale Scarlett Johansson, le cui forme morbide non si addicono granché a una spia super-addestrata… Molto più azzeccati invece Anthony Mackie nei panni dell’alato Falcon, che ci regala sequenze aeree spettacolari e qualche battuta divertente per smorzare un po’ la tensione, e un attore di grosso calibro come Robert Redford, il quale mette a disposizione il suo grande mestiere per dare corpo al subdolo e ambiguo segretario dello S.H.I.E.L.D. Alexander Pierce.

Resta una garanzia l’inossidabile Samuel L. Jackson/Nick Fury, che stavolta avrà un ruolo molto più rilevante, in cui verranno fuori ulteriori aspetti del suo carattere e della sua storia personale. I fan del fumetto poi apprezzeranno l’inserimento di avversari storici di Cap come Georges Batroc, Brock Rumlow/Crossbones e Arnim Zola, tutti riadattati in chiave più moderna e realistica. Tralascio volutamente, per evitare spoiler, altri personaggi che compariranno nelle consuete scene dopo i titoli di coda ( ebbene sì, anche stavolta sono due…! ).

In conclusione, CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER è un riuscito mix di azione, intrighi e spionaggio, condito con l’ironia e la spettacolarità tipica di una pellicola Marvel. Un altro tassello di una continuity cinematografica ormai ben consolidata, che sicuramente contribuisce ad alzare l’asticella per quanto riguarda la qualità e ci fa ben sperare per il prosieguo. Assolutamente da non perdere.

 

 

Spider-Man Il Vendicatore n.19 ( recensione )

Tutti vogliono il Camaleonte, in una rocambolesca avventura che vedrà coinvolti Superior Spider-Man, Occhio di Falco, la Vedova Nera, Hulk e lo S.H.I.E.L.D. !!! Proseguono poi le disavventure di Morbius, il vampiro vivente, nel malfamato quartiere di Brownsville, mentre l’agente Venom dovrà affrontare un durissimo scontro con Toxin, alias Eddie Brock !!!

Se volete saperne di più, leggete la mia recensione su MangaForever di Spider-Man Il Vendicatore n.19, il secondo ragno-mensile della Panini che attualmente pubblica le serie: Avenging Spider-Man, Morbius The Living Vampire e Venom !

DEVIL & I CAVALIERI MARVEL n.21 ( recensione )

Devil incontra Superior Spider-Man, nella serie vincitrice dell’Eisner Award scritta da Mark Waid e disegnata da Chris Samnee !

Punisher: War Zone, miniserie in cinque parti di Greg Rucka e dell’italianissimo Carmine Di Giandomenico, giunge a conclusione e ci mostra l’impossibile faccia a faccia tra il Punitore e gli Avengers !!!

La nuova formazione dei Thunderbolts, composta da Hulk Rosso, Elektra, Venom, Deadpool e il Punitore, continua la sua missione a Kata Jaya, una micro-nazione in cui regna la dittatura ! Testi di Daniel Way e disegni di Steve Dillon.

Questo è il menù principale di DEVIL & I CAVALIERI MARVEL 21, antologico Panini di cui potete leggere la mia recensione QUI !

 

Prossimamente: La recensione del bellissimo DEVIL: GLI ULTIMI GIORNI, di Bendis, Mack, Janson e Sienkiewicz !  Gli appassionati del Cornetto sono avvisati….! 😉

CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE ( recensione )

Visto che verrà trasmesso proprio questa settimana in prima visione tv, vi ripropongo la recensione che scrissi a suo tempo di CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE, purtroppo finita nel limbo insieme a diversi altri articoli del mio vecchio blog…. Buona lettura ! 🙂

Tutti gli ultimi film targati Marvel Studios si possono considerare tasselli di un “grande mosaico” che prenderà forma nella pellicola dedicata ai Vendicatori, in cui si riunirà per la prima volta sul grande schermo il noto supergruppo marvelliano.

In attesa di questo, il pubblico ha iniziato a conoscere i personaggi che faranno parte del cast, attraverso i film a loro singolarmente dedicati. E così, dopo le strabilianti peripezie dell’armatura di Tony Stark, alias Iron Man, la distruttiva forza di Hulk e le epiche battaglie di Thor, adesso tocca al futuro leader del gruppo, ovvero Capitan America !

Vera e propria leggenda vivente, nonché simbolo dei valori e degli ideali di un’intera nazione, Capitan America è un personaggio molto carismatico e pieno di sfaccettature, che solo gli autori che ne hanno capito la vera essenza sono riusciti a valorizzare. E’ facile infatti cadere nel tranello della retorica e del patriottismo ottuso quando si ha a che fare con un character del genere, ma invece Steve Rogers ( questo il suo vero nome ) è un eroe che crede semplicemente nella giustizia e nella libertà ed è capace di lottare per questi valori fino alla morte, anche se ciò significasse andare contro al Governo e ai suoi superiori.

Per fortuna in questo tranello non è cascato nemmeno Joe Johnston, che dirigendo questa pellicola non si è dilungato troppo su sermoni patriottici o inquadrature continue dei simboli americani, ma si è focalizzato sulla vicenda del giovane Steve Rogers, desideroso di lottare per il suo Paese anche se la sua corporatura non glielo permetteva…. Era infatti troppo smilzo per essere arruolato, ma nonostante questo non si arrendeva e continuava a provare in qualsiasi presidio militare gli capitasse a tiro.

Fortuna che un certo dott. Erskine lo notò e capì che proprio lui poteva essere il soggetto adatto per sperimentare il suo siero del “super-soldato”…. Ciò che conta per essere Capitan America, infatti, non è la forza bruta, ma il coraggio e la determinazione, nonché la sensibilità e l’umiltà che solo chi è debole può possedere.

Ed è così che il giovane e gracile Steve si trasformerà in una leggenda, anche se dovrà ben presto fare i conti con la temibile organizzazione terroristica filo-nazista chiamata Hydra, comandata dal terrificante Teschio Rosso, avido di potere e strettamente collegato agli esperimenti del dott. Erskine….

La trama del film è molto lineare, così come la caratterizzazione dei personaggi, ben distinguibili tra buoni e cattivi. E se da una parte è apprezzabile la scorrevolezza e la giusta dose di humour e azione nella storia, dall’altra pecca un po’ di superficialità, visto che si concentra quasi esclusivamente sul protagonista e molto poco sui comprimari ( Teschio Rosso incluso ). Potremmo dire che è lo stesso problema di Thor, con l’unica differenza che in quel caso il suo avversario, Loki, era sicuramente più carismatico e interessante.

La prima parte del film riguarda, come era facile aspettarsi, le origini di Cap ed è anche quella più ironica e allo stesso tempo drammatica. Prima della trasformazione infatti Rogers era frustrato, in quanto non poteva realizzare il suo sogno di entrare nell’esercito e il suo fisico disgraziato non gli procurava certo grandi successi con le donne…. Ecco perché non mancano anche gag e momenti divertenti, soprattutto quando finalmente riuscirà ad arruolarsi !

Nella seconda parte invece assistiamo alla nascita del supereroe, che anche in questo caso è trattata comunque in maniera ironica e intelligente. Dopo un primo forsennato inseguimento con l’assassino di Erskine, infatti, il povero Cap verrà sfruttato unicamente per stupidi spettacolini patriottici e dato in pasto ai media. Ed è simpatico notare che il protagonista indossa un’uniforme pressoché identica a quella originale del fumetto, per la gioia dei fan più puristi…

Sarà grazie al suo inseparabile amico Bucky Barnes, prigioniero dell’Hydra, che Steve deciderà di mettersi in gioco seriamente e di sfruttare le sue abilità per salvare gli altri. Una volta dimostrato il suo valore, Cap inizierà la battaglia contro il Teschio Rosso e il suo esercito, affiancato da Bucky ( qui senza costume ) e da un gruppo di soldati scelti che i Marvel-fan conoscono come Howling Commandos, anche se nel film purtroppo non vengono mai nominati. Non mancherà ovviamente anche il mitico scudo di Capitan America, indistruttibile e decisivo in ogni sua battaglia, così come lo vediamo nei fumetti.

Il costume definitivo di Cap deve molto alla sua versione Ultimate, ad opera di Mark Millar e Bryan Hitch, così come molti elementi della storia, essendo il loro Ultimates una versione più moderna e aggiornata dei Vendicatori e quindi decisamente utile per una trasposizione cinematografica del nuovo millennio.

Anche il Teschio Rosso è pressoché uguale a quello del fumetto, anche se un trucco meno uniforme e più dark forse l’avrebbe reso più credibile… Per il resto, il design retro-futuristico dei mezzi e delle uniformi dell’Hydra è molto azzeccato e interessante e mi ha ricordato un po’ quello delle armate Cobra dei G.I. JOE, che in effetti hanno diversi punti in comune con gli avversari di Cap.

Passando agli attori, li ho trovati quasi tutti adatti alla parte, anche se ribadisco che non ci sono ruoli di grande rilievo al di fuori di quello del protagonista. Comprimari come il rude colonnello Phillips/Tommy Lee Jones, la bella Hayley Atwell/Peggy Carter e Sebastian Stan/Bucky sono simpatici, funzionali alla trama, ma comunque poco più che un contorno. Lo stesso vale per Dominic Cooper, che interpreta il padre di Tony Stark, sbruffone e donnaiolo come il figlio, nonché responsabile di tutto l’armamentario di Cap ( scudo e uniforme compresi ). Il Teschio Rosso di Hugo Weaving non può essere più di tanto espressivo sotto il pesante trucco, ma più che altro è la sceneggiatura a renderlo un nemico piuttosto “bidimensionale” e poco sfaccettato.

Chris Evans, invece, già Torcia Umana nei Fantastici Quattro, dimostra di avere il fisico e l’ironia adatta ad interpretare il Cap di Johnston, ma personalmente penso che non abbia il carisma e la personalità che dovrebbe avere un leader come Capitan America ( e qui, ovviamente, penso soprattutto al futuro film sui Vendicatori ).

Pur con le sue pecche, CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE è comunque un film divertente, scorrevole e che non si prende troppo sul serio. Un altro tassello del “mosaico-Marvel” cinematografico, imprescindibile per tutti gli appassionati del fumetto, e comunque adatto per passare un paio d’ore senza troppi pensieri…

Immancabile ovviamente la solita scena dopo i titoli di coda, che in questo caso consiste sostanzialmente in un teaser trailer del prossimo film sui Vendicatori, giusto per aumentare ulteriormente l’hype attorno all’uscita della pellicola ! 😉