LUKE CAGE – Stagione 1 ( recensione )

 

TITOLO: Marvel’s Luke Cage

N° EPISODI: 13

INTERPRETI PRINCIPALI: Mike Colter, Mahershala Ali, Simone Missick, Theo Rossi, Erik LaRay Harvey, Rosario Dawson, Alfre Woodard

ANNO: 2016

 

SINOSSI:

Luke Cage è un uomo dalla pelle indistruttibile e una forza sovrumana, che cerca di guadagnarsi da vivere con umili lavoretti ad Harlem, mantenendo un basso profilo. Quando gli uomini del boss criminale Cottonmouth uccideranno il suo datore di lavoro, nonché amico e mentore, Luke sarà costretto a uscire allo scoperto e farsi giustizia, sradicando il malaffare che attanaglia le strade del suo quartiere.

PRO: Questa serie è un inno alla cultura black e a quella blaxploitation anni Settanta di cui Cage è sempre stato un simbolo e un portavoce, in quanto primo supereroe di colore. Le ambientazioni e la colonna sonora, con artisti che compaiono anche in carne e ossa nella serie, ci immergono senza troppi filtri nelle vivaci quanto pericolose strade di Harlem.

CONTRO: Il ritmo è un po’ altalenante e i primi episodi non invogliano più di tanto a proseguire la visione, in quanto privi di colpi di scena particolarmente eclatanti. Solo dal settimo episodio la trama inizia a decollare, grazie anche all’entrata in scena di Diamondback, la nemesi di Cage.

GIUDIZIO COMPLESSIVO:

Luke Cage è l’emblema dell’eroe di strada, schivo e solitario, che la Marvel ha deciso di rappresentare attraverso le sue serie su Netflix, rivolte a un pubblico più maturo. Anche qui infatti i toni sono crudi e violenti. Tutto si svolge tra le strade sporche e malfamate di Harlem, dove povertà e criminalità vanno a braccetto e le gang criminali riescono ad esercitare a pieno il loro potere.

Le strizzatine d’occhio al fumetto ovviamente non mancano, e i fan ritroveranno molti comprimari storici come Misty Knight, Cottonmouth, Mariah Dillard e Diamondback, ai quali si aggiungerà anche Rosario Dawson nel ruolo di Claire, l’”infermiera di notte” dei comics, ormai diventata il personaggio jolly delle serie Marvel/Netflix.

luke-cage-netflix-cast-600x264

Quello che salta subito all’occhio guardando questi serial è il taglio fortemente realistico che li accomuna, con protagonisti che sono “speciali” ma prima di tutto umani, e quindi turbati dalle nostre stesse debolezze, paure e fragilità.

Cage ad esempio è il classico eroe “suo malgrado”….un ex detenuto ( accusato ingiustamente ) che si è ritrovato dei poteri eccezionali a causa di un esperimento finito male, di cui era inconsapevole. Il suo istinto sarebbe quello di nascondersi e cercare di vivere una vita tranquilla, senza troppi problemi, ma la cruda realtà della strada lo costringerà ad uscire allo scoperto ed utilizzare le sue doti speciali a fin di bene, come ogni vero eroe che si rispetti.

L’attenzione quindi si focalizza prima sull’uomo e poi sul supereroe, che è solo la conseguenza di un percorso di maturazione interiore. La morale alla fine è sempre la stessa: tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per migliorare le cose, al meglio delle nostre possibilità, con o senza superpoteri. E questi eroi, così simili a noi, ci permettono di immedesimarci ancora di più nelle loro gesta.

Nel complesso Luke Cage è una serie godibile, che ci mette un po’ ad ingranare, ma poi si riprende in corsa e non delude le aspettative. La qualità resta buona e il cast è convincente, ma non si arriva alle vette di Daredevil, che al momento resta il serial più riuscito tra quelli Marvel/Netflix.

 

VOTO: 7

Annunci

DAREDEVIL e JESSICA JONES: Le serie mature della Marvel e la rivoluzione NETFLIX !

 

 

La Casa delle Idee ha deciso di affidarsi a Netflix, una piattaforma di contenuti in streaming, per lanciare il suo nuovo universo televisivo ! Il successo è stato lampante, mettendo d’accordo sia critici che fan ! E’ questo, dunque, il futuro della televisione ?!?!

Nello speciale che ho scritto per MangaForever potete leggere una mia analisi sulle nuove serie televisive Marvel ( rivolte a un pubblico più adulto ) e su come Netflix abbia aperto la strada ad un nuovo modo d’intendere la tv, sempre più libera ed autogestita, esattamente come la rete…!

Se vi va di approfondire l’argomento cliccate pure sul link qui sotto ( l’articolo è suddiviso in 3 pagine ! ):

Daredevil e Jessica Jones: le serie mature della Marvel e la rivoluzione Netflix ! – SPECIALE

 

Alla prossima ! 😉

THE FLASH – Stagione 1 ( recensione )

Flash, l’Uomo più veloce della Terra, torna alla ribalta con una nuova serie tv ambientata nello stesso universo di Arrow ! Scoprite come il giovane Barry Allen si è trasformato in un supereroe e se riuscirà a risolvere l’enigma attorno alla morte di sua madre…!

La Dc continua a cavalcare il successo riscosso dalle serie televisive e così, da una “costola” di Arrow nasce The Flash, un serial interamente dedicato al Velocista Scarlatto che già aveva goduto di una trasposizione televisiva nel 1990. Le menti dietro a questo progetto sono le stesse di Arrow, vale a dire Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, ormai sempre più lanciati nel creare un vero e proprio universo narrativo sul piccolo schermo, esattamente come nei fumetti.

Per un giudizio più approfondito sulla prima stagione di The Flash potete leggere la mia recensione su MangaForever, che trovate qui sotto:

The Flash: Stagione 1

 

A presto, Velocisti !!! 😉

AGENTS OF S.H.I.E.L.D. – Stagione 1 ( recensione )

 

Se sul grande schermo la Marvel adesso sta predominando alla grande, con una continuity cinematografica ben definita e incassi milionari in tutto il mondo, non si può dire lo stesso per la tv, dove ha perso un po’ di terreno rispetto alla Distinta Concorrenza, che invece ha incontrato i favori del pubblico piazzando titoli come Arrow, The Flash e Gotham. Se escludiamo il recente successo del serial Netflix di Daredevil, a cui presto ne faranno seguito altri su Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage, l’unico prodotto televisivo Marvel finora trasmesso è Agents of S.H.I.E.L.D., già arrivato alla seconda stagione negli USA e proposto qui in Italia prima su Sky e poi in chiaro su Rai2, solo per le prime puntate, per poi passare integralmente su Rai4.

Com’è facile intuire, la serie racconta le vicende di alcuni agenti dello S.H.I.E.L.D., l’avanzata organizzazione anti-terroristica guidata da Nick Fury, vista anche in tutte le pellicole dedicate agli Avengers. E’ proprio il primo film del supergruppo più famoso di casa Marvel il punto di partenza del serial, non a caso nato da un’idea del regista Joss Whedon, che rimette in gioco l’agente Phil Coulson, da tutti creduto morto per mano di Loki e misteriosamente tornato in vita, pronto a riprendere servizio assieme ad una selezionata squadra di agenti e una base aerea viaggiante ( senza dimenticare la sua adorata macchina volante Lola ! ).

Lo scopo dello S.H.I.E.L.D. è quello di combattere minacce fuori dall’ordinario o sovrannaturali, e tra queste rientrano ovviamente razze aliene ( asgardiani compresi ) e persone con superpoteri, o magari potenziate da organizzazioni senza scrupoli come l’H.Y.D.R.A.. Benché gli Avengers, ahimè, non compaiano mai, le vicende di Coulson & soci sono sempre legate a doppio filo al loro universo e in particolare la caduta dello S.H.I.E.L.D. vista in Captain America: The Winter Soldier avrà pesanti ripercussioni anche nella serie. Non mancheranno poi comparsate di volti noti come l’inossidabile Nick Fury, il suo braccio destro Maria Hill e la guerriera Lady Sif, compagna di battaglie di Thor.

Si tratta in sostanza di una serie d’azione, arricchita da diversi elementi sci-fi e spionistici, nel quale i supereroi e il loro mondo fungono solo da cornice e motore narrativo, non interagendo mai in maniera diretta con i protagonisti. Fanno eccezione giusto personaggi minori come la succitata Lady Sif e il cyber-soldato Deathlok, che comunque non sarà identico alla sua versione a fumetti.

La prima metà di questa stagione iniziale di Agents of S.H.I.E.L.D. si potrebbe definire di “rodaggio”, nel senso che principalmente ha la funzione d’introdurre i vari componenti della squadra di Coulson e mostrarli in azione, definendo così i loro caratteri e le loro peculiarità, ma anche il tono e le tematiche portanti della serie. Nella seconda metà invece la narrazione inizia a decollare sempre di più, svelando intrighi e risvolti inaspettati e agghiaccianti, spesso giocati sul ribaltamento dei ruoli e sul dissolvimento di qualsiasi certezza o punto fermo, come nelle migliori spy-story.

In particolare, il mistero che avvolge la “resurrezione” di Coulson e il passato dell’intraprendente hacker informatica Skye, vero fulcro emotivo della serie, saranno i punti cardine del racconto e solo uno di essi verrà totalmente svelato ( o quasi ). Un po’ stereotipati, ma comunque con sfaccettature interessanti, i “duri” del gruppo, ovvero l’algida e sempre imbronciata Melinda May e il burbero tutto d’un pezzo Grant Ward, due combattenti esperti e inarrestabili, capaci di districarsi in qualsiasi situazione, ma piuttosto restii ad esporsi quando ci sono di mezzo i sentimenti. Nessuno dei due però è il personaggio bidimensionale che potrebbe sembrare all’apparenza, in quanto nascondono più di uno scheletro dentro l’armadio…

Più lineari da questo punto di vista i giovani Fitz e Simmons, che sono le menti brillanti in grado di fornire assistenza tecnico-scientifica alla squadra, progettando anche armi e apparecchiature ultratecnologiche. Sono i classici nerd dal cuore tenero, inesperti nella lotta corpo a corpo, ma spesso fondamentali per la risoluzione dei casi. La loro ingenuità, dovuta anche alla giovane età, li rende sicuramente i personaggi più puri del gruppo, ma anche quelli che creano più empatia con il pubblico, proprio perché un po’ sfigati e divertenti, e quindi più “umani”…

Nonostante alcuni alti e bassi nelle trame e la totale assenza di personaggi di primo piano dell’universo Marvel ( in particolare supereroi ), questa prima stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. si può considerare un buon prodotto, ben girato e con discreti effetti speciali,  di cui comunque non viene fatto largo uso. L’azione ovviamente resta l’elemento principale, ma nel corso della serie viene approfondito anche l’aspetto più umano e introspettivo dei protagonisti e le relazioni che s’instaurano tra di loro, senza che questo appesantisca troppo la trama o sfoci in derive melense e lacrimevoli.

Il cast nel complesso risulta azzeccato e convincente, composto tra l’altro da quasi tutti volti nuovi o semi-sconosciuti, ad eccezione di Clark Gregg/Coulson, già visto nei cinecomics Marvel, e il veterano Bill Paxton, che interpreta l’agente John Garrett, amico di Coulson ed ex istruttore di Ward. Benché siano solo apparizioni brevi, anche Nick Fury, Maria Hill e Lady Sif hanno gli stessi interpreti dei film, vale a dire rispettivamente Samuel L. Jackson, Cobie Smulders e Jaimie Alexander.

La Casa delle Idee ha sicuramente rischiato di più non mettendo in campo i supereroi, ma a quanto pare anche stavolta il coraggio è stato premiato, visto che la seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. è già in onda negli States e sembra che il livello di spettacolarità e la connessione con l’universo Marvel siano sempre maggiori. Il finale della prima serie, del resto, lascia presagire ancora grossi colpi scena da svelare….!

 

 

DAREDEVIL – Serial Netflix ( disegno + video )

Era davvero tanto che non postavo più un mio disegno, sostanzialmente perché il tempo che ho da dedicare a questa mia passione è calato drasticamente e quindi non ho più ripreso una matita in mano per fare un po’ dei miei “scarabocchi”….!

Fortuna che ogni tanto qualche guizzo artistico rispunta fuori con prepotenza e, complice una domenica pomeriggio non particolarmente impegnata, ho voluto rendere omaggio all’acclamatissima versione televisiva di Devil, ispirata all’altrettanto celebre graphic novel di Frank Miller e John Romita Jr., L’Uomo senza Paura !

Questo serial in realtà non si può vedere in tv, ma solo in streaming sulla web-tv Netflix. I suoi contenuti purtroppo non sono ancora disponibili in Italia, ma in rete si possono trovare abbastanza facilmente tutti gli episodi della serie, anche sottotitolati in italiano.

Oltre al mio disegno, vi propongo una sequenza della serie ormai diventata cult, che rappresenta in pieno il taglio e lo stile che la caratterizza, molto crudo e realistico !

Enjoy ! 🙂

Devil_SerieTV

GOTHAM – Episodi 1-2 ( recensione )

Nel 2003 la Dc Comics decise di pubblicare una serie diversa dal solito, dai toni noir e polizieschi, che aveva alla base un’idea forse non originalissima, ma la cui forza risiedeva tutta nel contesto in cui era ambientata. Sto parlando di GOTHAM CENTRAL, un esperimento che purtroppo durò solo quaranta numeri, ma ricevette comunque numerosi apprezzamenti da parte di critica e pubblico, grazie agli ottimi testi di due esperti del genere come Greg Rucka e Ed Brubaker, i quali riuscirono a raccontarci le vicissitudini del dipartimento di polizia di una delle città più oscure e dense di criminalità della storia dei comics: Gotham City !

In quel caso i veri protagonisti non erano i vigilanti mascherati, ma le comuni forze dell’ordine, che ogni giorno si guadagnano da vivere cercando di far rispettare la legge in una metropoli infestata da assurdi e crudeli assassini, dove il crimine e la corruzione si annidano ovunque. Una città talmente malata che deve affidarsi all’aiuto di un uomo travestito da pipistrello per sperare di andare avanti….

E’ da questo stesso incipit che trae spunto il serial televisivo GOTHAM, ovvero una sorta di prequel che offre una rilettura aggiornata delle origini del Cavaliere Oscuro, focalizzandosi sulle cause che hanno portato all’omicidio dei suoi genitori e le indagini che ne sono conseguite. Ciò che è accaduto al giovane Bruce Wayne è dunque il motivo scatenante di tutti gli eventi raccontati nella serie, ma la sua resta comunque una figura a margine, mentre l’attenzione si sposta sulla quotidiana lotta al crimine di un dipartimento di polizia sovraccarico di lavoro, dove non mancano mele marce e corruzione anche al suo interno.

Vero protagonista della vicenda è il futuro commissario James Gordon, al momento solo detective, e classico esempio di poliziotto tutto d’un pezzo, qui con un recente passato nell’esercito e una disciplina ferrea, che giustificano il suo fisico
prestante
e l’aria da macho. Anche alcuni suoi tratti caratteristici del fumetto, come i folti baffi e gli occhiali spessi, sono stati tolti per aumentare l’appeal del personaggio e nascondere il meno possibile il bel faccino dell’aitante attore Ben McKenzie.

La sua condotta irreprensibile e l’incondizionata fede nella legalità e la giustizia lo metteranno in netta contrapposizione con il suo partner, Harvey Bullock, che invece è lo specchio dei malcostumi ormai all’ordine del giorno a Gotham, dove i poliziotti sono i primi ad accettare compromessi e mazzette, anteponendo sempre se stessi e i propri interessi a quelli del bene comune. Chi segue i fumetti sa bene che Bullock è un altro personaggio storico dell’universo batmaniano, un po’ rude nei modi, ma dal cuore buono e stretto alleato di Gordon. E’ probabile quindi che nel corso della serie tv intraprenda un lento cammino di “redenzione”, magari dovuto al buon esempio del suo collega.

Del resto, la dedizione di Gordon ispirerà anche il giovane rampollo di casa Wayne, interpretato dal promettente David Mazouz, molto convincente nel rappresentare la rabbia e il profondo senso di disagio di un bambino al quale è stata tolta l’innocenza in maniera così violenta ed efferata. Bruce deve trovare dentro di sé la forza di reagire e di rispondere al male che gli ha portato via i suoi genitori, per questo vede in Gordon un punto di riferimento, con il quale si creerà da subito una chimica particolare, che porrà le basi per un compatto rapporto di fiducia e rispetto reciproci.

In questo contesto il fido maggiordomo Alfred Pennyworth risulta  essere quasi un “intruso”, non molto accondiscendente e piuttosto autoritario, anche perché costretto ad assumere un ruolo paterno nei confronti del giovane orfano, pur non essendo mai stato genitore. E’ evidente infatti la sua difficoltà nel gestire una situazione del genere, anche se sappiamo bene quanto sarà fondamentale il suo contributo nella crescita e la formazione di Bruce, per non parlare del suo appoggio incondizionato nella futura lotta al crimine di Batman.

Personaggio cardine della serie è anche la giovane e intrigante Selina Kyle, alias Catwoman ( ma  qui ovviamente si limita a farsi chiamare “Cat” ), nei cui panni si cimenta un’altra stella nascente come Camren Bicondova, spigliata e sfuggevole quanto la gatta dei fumetti. Si tratta sostanzialmente di una senzatetto che vive di espedienti e piccoli furti, abituata a districarsi tra le buie strade di Gotham City e i tetti sovrastanti, di cui conosce ormai ogni singolo anfratto e che attraversa con la grazia e l’agilità di un felino.

Nonostante lei e Bruce Wayne appartengano a due mondi completamente opposti, Selina rimane subito attratta e colpita dal giovane miliardario, probabilmente per quell’aura oscura che ha iniziato ad avvolgerlo dopo la tragica morte dei genitori, della quale sarà involontaria testimone. Questo creerà una connessione ancora più forte tra i due personaggi e solo nei prossimi episodi della serie potremo scoprire come si evolverà, visto che nei fumetti le loro vite si sono incrociate molto più tardi.

Ma si sa che buona parte del fascino dell’universo batmaniano sta proprio nei villains, figli degeneri di una società malata e corrotta fino al midollo come quella di Gotham. Essendo un prequel, per di più dal taglio realistico, nel serial non vedremo ( almeno per adesso ) freak dai costumi pittoreschi ed eccentrici, ma piuttosto cinici e spietati criminali legati alla mafia o alla malavita organizzata in generale, come la famiglia dei Maroni o dei Falcone, ben noti a chi segue le avventure cartacee del Pipistrello. C’è però anche un personaggio creato appositamente per il telefilm, ed è la bella quanto letale Fish Mooney, interpretata dalla brava Jada Pinkett Smith, la quale incarna il ruolo della donna d’affari senza scrupoli, invischiata in innumerevoli attività illecite coperte dalla gestione di un locale notturno.

Accanto a lei troviamo una vecchia conoscenza come Oswald Cobblepot, alias il Pinguino ( ma guai se vi azzardate a chiamarlo così…! ), che dimostrerà subito la sua natura subdola e doppiogiochista, nonché la naturale propensione all’omicidio. Un’interpretazione particolarmente riuscita ed inquietante, che si discosta dalla controparte fumettistica a livello fisico, in quanto l’ottimo Robin Lord Taylor è longilineo e affilato, ma riprende in pieno l’essenza malvagia di uno dei più insidiosi avversari del Cavaliere Oscuro.

Cavalcando l’onda del successo di serial come SMALLVILLE e ARROW, la Dc continua a consolidare la sua presenza sul piccolo schermo con THE FLASH e GOTHAM, entrambi premiati dagli ascolti e confermati almeno per un’intera stagione. La serie ambientata nell’universo batmaniano, in particolare, si distingue per essere quella rivolta ad un pubblico più maturo, visti i toni crudi e crepuscolari che la caratterizzano, ispirati perlopiù alla narrativa pulp/noir e poliziesca, e alla visione più realistica della fortunata trilogia cinematografica del Pipistrello diretta da Christopher Nolan.

Nonostante alcune inevitabili differenze rispetto al fumetto, GOTHAM riesce comunque a mantenere intatta l’essenza dei personaggi più iconici e a proporci una rilettura originale e interessante delle origini del mito batmaniano e del variegato mondo che lo circonda. Un altro bersaglio centrato dalla scuderia Dc e dalla Warner, almeno a giudicare da questi primi due episodi, apprezzabili anche da chi non ha troppa dimestichezza con la nona arte o il genere supereroistico in generale.

ARROW – stagione 1 ( recensione )

Dopo il grande successo di Smallville, serial televisivo che raccontava le avventure del giovane Clark Kent prima che diventasse Superman, la Warner Bros. decise di fare un altro tentativo, stavolta rischiando un po’ di più, visto che volle concentrarsi su un personaggio molto meno conosciuto come Freccia Verde ( Green Arrow in originale ). E’ anche vero però che con un character minore ci si può permettere maggiore libertà e si hanno meno vincoli da rispettare, e oltretutto un giovane Oliver Queen, alias Freccia Verde, aveva già fatto bella mostra di sé proprio in Smallville, in una versione modernizzata che lo vedeva indossare un’aderente tuta da combattimento verde, con tanto di cappuccio e occhialoni scuri che ne mascheravano l’identità.

Il buon riscontro da parte del pubblico anche nei confronti di questo personaggio ha sicuramente dato fiducia alla Warner/Dc, che alla fine ingaggiò rinomati sceneggiatori televisivi e fumettistici come Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, per iniziare la produzione di Arrow, un nuovo serial basato sulle vicende del playboy miliardario Oliver Queen, sopravvissuto miracolosamente a un naufragio su una sperduta isola vicino alla Cina, dalla quale tornerà profondamente cambiato….

Se guardiamo al tono e alle atmosfere della serie ci accorgiamo subito che Arrow non ha molto a che spartire con Smallville, ma piuttosto con l’impostazione cupa e realistica del Batman di Christopher Nolan, altra trasposizione di enorme successo. Questo Freccia Verde infatti è fin troppo simile al suo ben più noto collega: cupo, sfuggente, preciso e determinato come una vera macchina da guerra, e in più non si fa problemi a uccidere i suoi avversari, infrangendo così una “regola aurea” che riguarda un po’ tutti i supereroi. L’elemento soap-operistico, che in Smallville era molto rilevante, qui non ha grande spazio, se si esclude il triangolo amoroso tra Oliver, la sua ex Laurel Lance ( che nel fumetto corrisponde all’alter ego di Black Canary ), e Tommy Merlin, grande amico di entrambi e figlio del crudele magnate Malcom Merlyn, nemesi assoluta di Freccia Verde che per certi versi ricorda il Norman Osborn di Spider-Man.

In ogni puntata Freccia Verde, o semplicemente il “Giustiziere”, come viene chiamato più realisticamente nella serie, porta avanti la sua missione di ripulire la città dalle tante mele marce che la stanno portando alla rovina, spuntando i nomi da una lista che gli ha lasciato suo padre prima di suicidarsi, subito dopo il naufragio della loro nave. Tutto ciò che è accaduto ad Oliver sull’isola, invece, viene raccontato tramite rapidi flashback “spalmati” lungo le varie puntate, così da mantenere il più possibile il mistero e la suspance.

I punti di forza di questo serial sono sicuramente il mix di azione, dramma e intrighi che man mano prendono sempre più forma e sostanza. Dopo un esordio non troppo convincente, che tendeva più che altro a scimmiottare il succitato Batman di Nolan con un personaggio molto meno carismatico, la trama inizia a decollare, svelando sempre più dettagli sul passato di Oliver e sul grande complotto ordito alla sue spalle, in cui sarà coinvolta persino sua madre, e che finirà per rimettere in discussione anche la missione stessa del Giustiziere. Anche l’escamotage di raccontare la formazione di Oliver sull’isola attraverso piccoli frammenti sparsi durante le puntate è sicuramente una buona trovata, ormai non più originalissima ma efficace.

Inoltre i fan del fumetto ritroveranno diversi personaggi a loro noti, magari riveduti e corretti per essere in linea con il tono della serie, come Helena Bertinelli, alias la Cacciatrice ( che intavolerà anche una fugace relazione con Oliver ), il giovane Roy Harper, futuro braccio destro di Freccia Verde, e vari supercriminali come Deathshot, Deathstroke, Firefly e il Conte Vertigo.

Uno dei punti deboli invece è sicuramente il cast, che in generale non brilla per espressività e padronanza della scena. Il bellimbusto Stephen Amell su tutti, che riveste il ruolo del protagonista e abbozza sì e no tre espressioni facciali diverse in tutta la serie…. Non va meglio con le facce imbambolate e poco penetranti di Katie Cassidy/Laurel e Colin Donnell/Tommy. Decisamente più convincenti e nella parte Susanna Thompson e John Borrowman, rispettivamente Moira Queen, mamma di Oliver, e Malcom Merlyn, cinico e imperturbabile padre di Tommy. Simpatici, ma poco più, gli aiutanti di Oliver nella sua battaglia, ovvero l’integerrimo David Ramsey/Diggle e la “finta nerd” timida e impacciata Emily Bett Rickards/Felicity, che servono più che altro a fare da contraltare all’ombroso Giustiziere. Stesso discorso vale per la spigliata e intraprendente sorella di Oliver, Thea, interpretata dalla giovane Willa Holland. Chiudo la carrellata con il bravo Paul Blackthorne, che ricopre il ruolo del detective Quentin Lance, padre di Laurel e classico poliziotto tutto d’un pezzo che odia i vigilanti, ma farebbe qualsiasi cosa pur di far rispettare la giustizia.

Un altro problema sostanziale di Arrow è che in fin dei conti non offre niente di nuovo, e chi segue un minimo serial tv action o polizieschi, così come le trasposizioni cinematografiche ispirate ai fumetti, se ne renderà conto da solo. Questo però non toglie che, sebbene la serie non brilli per originalità, sia comunque un prodotto ben confezionato e avvincente, che ha saputo guadagnarsi col tempo il seguito del pubblico. La seconda stagione infatti è già in lavorazione e speriamo che il livello non scenda o magari possa regalarci anche qualche sorpresa in più, consacrando definitivamente la serie.