LUKE CAGE – Stagione 1 ( recensione )

 

TITOLO: Marvel’s Luke Cage

N° EPISODI: 13

INTERPRETI PRINCIPALI: Mike Colter, Mahershala Ali, Simone Missick, Theo Rossi, Erik LaRay Harvey, Rosario Dawson, Alfre Woodard

ANNO: 2016

 

SINOSSI:

Luke Cage è un uomo dalla pelle indistruttibile e una forza sovrumana, che cerca di guadagnarsi da vivere con umili lavoretti ad Harlem, mantenendo un basso profilo. Quando gli uomini del boss criminale Cottonmouth uccideranno il suo datore di lavoro, nonché amico e mentore, Luke sarà costretto a uscire allo scoperto e farsi giustizia, sradicando il malaffare che attanaglia le strade del suo quartiere.

PRO: Questa serie è un inno alla cultura black e a quella blaxploitation anni Settanta di cui Cage è sempre stato un simbolo e un portavoce, in quanto primo supereroe di colore. Le ambientazioni e la colonna sonora, con artisti che compaiono anche in carne e ossa nella serie, ci immergono senza troppi filtri nelle vivaci quanto pericolose strade di Harlem.

CONTRO: Il ritmo è un po’ altalenante e i primi episodi non invogliano più di tanto a proseguire la visione, in quanto privi di colpi di scena particolarmente eclatanti. Solo dal settimo episodio la trama inizia a decollare, grazie anche all’entrata in scena di Diamondback, la nemesi di Cage.

GIUDIZIO COMPLESSIVO:

Luke Cage è l’emblema dell’eroe di strada, schivo e solitario, che la Marvel ha deciso di rappresentare attraverso le sue serie su Netflix, rivolte a un pubblico più maturo. Anche qui infatti i toni sono crudi e violenti. Tutto si svolge tra le strade sporche e malfamate di Harlem, dove povertà e criminalità vanno a braccetto e le gang criminali riescono ad esercitare a pieno il loro potere.

Le strizzatine d’occhio al fumetto ovviamente non mancano, e i fan ritroveranno molti comprimari storici come Misty Knight, Cottonmouth, Mariah Dillard e Diamondback, ai quali si aggiungerà anche Rosario Dawson nel ruolo di Claire, l’”infermiera di notte” dei comics, ormai diventata il personaggio jolly delle serie Marvel/Netflix.

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Quello che salta subito all’occhio guardando questi serial è il taglio fortemente realistico che li accomuna, con protagonisti che sono “speciali” ma prima di tutto umani, e quindi turbati dalle nostre stesse debolezze, paure e fragilità.

Cage ad esempio è il classico eroe “suo malgrado”….un ex detenuto ( accusato ingiustamente ) che si è ritrovato dei poteri eccezionali a causa di un esperimento finito male, di cui era inconsapevole. Il suo istinto sarebbe quello di nascondersi e cercare di vivere una vita tranquilla, senza troppi problemi, ma la cruda realtà della strada lo costringerà ad uscire allo scoperto ed utilizzare le sue doti speciali a fin di bene, come ogni vero eroe che si rispetti.

L’attenzione quindi si focalizza prima sull’uomo e poi sul supereroe, che è solo la conseguenza di un percorso di maturazione interiore. La morale alla fine è sempre la stessa: tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per migliorare le cose, al meglio delle nostre possibilità, con o senza superpoteri. E questi eroi, così simili a noi, ci permettono di immedesimarci ancora di più nelle loro gesta.

Nel complesso Luke Cage è una serie godibile, che ci mette un po’ ad ingranare, ma poi si riprende in corsa e non delude le aspettative. La qualità resta buona e il cast è convincente, ma non si arriva alle vette di Daredevil, che al momento resta il serial più riuscito tra quelli Marvel/Netflix.

 

VOTO: 7

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DAREDEVIL: Il miglior serial dedicato a un supereroe !

Torno a parlare di DAREDEVIL, la serie tv presente sulla piattaforma digitale Netflix, che è arrivata alla sua seconda stagione, e ha fatto esultare critica e pubblico per il tono maturo e la fedeltà allo spirito del fumetto originale, in particolare quello dell’acclamatissima gestione di Frank Miller !

In questo articolo che ho scritto per MangaForever vi spiego per quali motivi ( almeno secondo me ) DAREDEVIL si può considerare una delle migliori trasposizioni di un fumetto supereroistico…!

Ecco il link per leggere l’articolo:

DAREDEVIL: il miglior serial dedicato a un supereroe

 

E ricordate: La giustizia è cieca !!! ;-p

DAREDEVIL e JESSICA JONES: Le serie mature della Marvel e la rivoluzione NETFLIX !

 

 

La Casa delle Idee ha deciso di affidarsi a Netflix, una piattaforma di contenuti in streaming, per lanciare il suo nuovo universo televisivo ! Il successo è stato lampante, mettendo d’accordo sia critici che fan ! E’ questo, dunque, il futuro della televisione ?!?!

Nello speciale che ho scritto per MangaForever potete leggere una mia analisi sulle nuove serie televisive Marvel ( rivolte a un pubblico più adulto ) e su come Netflix abbia aperto la strada ad un nuovo modo d’intendere la tv, sempre più libera ed autogestita, esattamente come la rete…!

Se vi va di approfondire l’argomento cliccate pure sul link qui sotto ( l’articolo è suddiviso in 3 pagine ! ):

Daredevil e Jessica Jones: le serie mature della Marvel e la rivoluzione Netflix ! – SPECIALE

 

Alla prossima ! 😉

THE FLASH – Stagione 1 ( recensione )

Flash, l’Uomo più veloce della Terra, torna alla ribalta con una nuova serie tv ambientata nello stesso universo di Arrow ! Scoprite come il giovane Barry Allen si è trasformato in un supereroe e se riuscirà a risolvere l’enigma attorno alla morte di sua madre…!

La Dc continua a cavalcare il successo riscosso dalle serie televisive e così, da una “costola” di Arrow nasce The Flash, un serial interamente dedicato al Velocista Scarlatto che già aveva goduto di una trasposizione televisiva nel 1990. Le menti dietro a questo progetto sono le stesse di Arrow, vale a dire Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, ormai sempre più lanciati nel creare un vero e proprio universo narrativo sul piccolo schermo, esattamente come nei fumetti.

Per un giudizio più approfondito sulla prima stagione di The Flash potete leggere la mia recensione su MangaForever, che trovate qui sotto:

The Flash: Stagione 1

 

A presto, Velocisti !!! 😉

AGENTS OF S.H.I.E.L.D. – Stagione 1 ( recensione )

 

Se sul grande schermo la Marvel adesso sta predominando alla grande, con una continuity cinematografica ben definita e incassi milionari in tutto il mondo, non si può dire lo stesso per la tv, dove ha perso un po’ di terreno rispetto alla Distinta Concorrenza, che invece ha incontrato i favori del pubblico piazzando titoli come Arrow, The Flash e Gotham. Se escludiamo il recente successo del serial Netflix di Daredevil, a cui presto ne faranno seguito altri su Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage, l’unico prodotto televisivo Marvel finora trasmesso è Agents of S.H.I.E.L.D., già arrivato alla seconda stagione negli USA e proposto qui in Italia prima su Sky e poi in chiaro su Rai2, solo per le prime puntate, per poi passare integralmente su Rai4.

Com’è facile intuire, la serie racconta le vicende di alcuni agenti dello S.H.I.E.L.D., l’avanzata organizzazione anti-terroristica guidata da Nick Fury, vista anche in tutte le pellicole dedicate agli Avengers. E’ proprio il primo film del supergruppo più famoso di casa Marvel il punto di partenza del serial, non a caso nato da un’idea del regista Joss Whedon, che rimette in gioco l’agente Phil Coulson, da tutti creduto morto per mano di Loki e misteriosamente tornato in vita, pronto a riprendere servizio assieme ad una selezionata squadra di agenti e una base aerea viaggiante ( senza dimenticare la sua adorata macchina volante Lola ! ).

Lo scopo dello S.H.I.E.L.D. è quello di combattere minacce fuori dall’ordinario o sovrannaturali, e tra queste rientrano ovviamente razze aliene ( asgardiani compresi ) e persone con superpoteri, o magari potenziate da organizzazioni senza scrupoli come l’H.Y.D.R.A.. Benché gli Avengers, ahimè, non compaiano mai, le vicende di Coulson & soci sono sempre legate a doppio filo al loro universo e in particolare la caduta dello S.H.I.E.L.D. vista in Captain America: The Winter Soldier avrà pesanti ripercussioni anche nella serie. Non mancheranno poi comparsate di volti noti come l’inossidabile Nick Fury, il suo braccio destro Maria Hill e la guerriera Lady Sif, compagna di battaglie di Thor.

Si tratta in sostanza di una serie d’azione, arricchita da diversi elementi sci-fi e spionistici, nel quale i supereroi e il loro mondo fungono solo da cornice e motore narrativo, non interagendo mai in maniera diretta con i protagonisti. Fanno eccezione giusto personaggi minori come la succitata Lady Sif e il cyber-soldato Deathlok, che comunque non sarà identico alla sua versione a fumetti.

La prima metà di questa stagione iniziale di Agents of S.H.I.E.L.D. si potrebbe definire di “rodaggio”, nel senso che principalmente ha la funzione d’introdurre i vari componenti della squadra di Coulson e mostrarli in azione, definendo così i loro caratteri e le loro peculiarità, ma anche il tono e le tematiche portanti della serie. Nella seconda metà invece la narrazione inizia a decollare sempre di più, svelando intrighi e risvolti inaspettati e agghiaccianti, spesso giocati sul ribaltamento dei ruoli e sul dissolvimento di qualsiasi certezza o punto fermo, come nelle migliori spy-story.

In particolare, il mistero che avvolge la “resurrezione” di Coulson e il passato dell’intraprendente hacker informatica Skye, vero fulcro emotivo della serie, saranno i punti cardine del racconto e solo uno di essi verrà totalmente svelato ( o quasi ). Un po’ stereotipati, ma comunque con sfaccettature interessanti, i “duri” del gruppo, ovvero l’algida e sempre imbronciata Melinda May e il burbero tutto d’un pezzo Grant Ward, due combattenti esperti e inarrestabili, capaci di districarsi in qualsiasi situazione, ma piuttosto restii ad esporsi quando ci sono di mezzo i sentimenti. Nessuno dei due però è il personaggio bidimensionale che potrebbe sembrare all’apparenza, in quanto nascondono più di uno scheletro dentro l’armadio…

Più lineari da questo punto di vista i giovani Fitz e Simmons, che sono le menti brillanti in grado di fornire assistenza tecnico-scientifica alla squadra, progettando anche armi e apparecchiature ultratecnologiche. Sono i classici nerd dal cuore tenero, inesperti nella lotta corpo a corpo, ma spesso fondamentali per la risoluzione dei casi. La loro ingenuità, dovuta anche alla giovane età, li rende sicuramente i personaggi più puri del gruppo, ma anche quelli che creano più empatia con il pubblico, proprio perché un po’ sfigati e divertenti, e quindi più “umani”…

Nonostante alcuni alti e bassi nelle trame e la totale assenza di personaggi di primo piano dell’universo Marvel ( in particolare supereroi ), questa prima stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. si può considerare un buon prodotto, ben girato e con discreti effetti speciali,  di cui comunque non viene fatto largo uso. L’azione ovviamente resta l’elemento principale, ma nel corso della serie viene approfondito anche l’aspetto più umano e introspettivo dei protagonisti e le relazioni che s’instaurano tra di loro, senza che questo appesantisca troppo la trama o sfoci in derive melense e lacrimevoli.

Il cast nel complesso risulta azzeccato e convincente, composto tra l’altro da quasi tutti volti nuovi o semi-sconosciuti, ad eccezione di Clark Gregg/Coulson, già visto nei cinecomics Marvel, e il veterano Bill Paxton, che interpreta l’agente John Garrett, amico di Coulson ed ex istruttore di Ward. Benché siano solo apparizioni brevi, anche Nick Fury, Maria Hill e Lady Sif hanno gli stessi interpreti dei film, vale a dire rispettivamente Samuel L. Jackson, Cobie Smulders e Jaimie Alexander.

La Casa delle Idee ha sicuramente rischiato di più non mettendo in campo i supereroi, ma a quanto pare anche stavolta il coraggio è stato premiato, visto che la seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. è già in onda negli States e sembra che il livello di spettacolarità e la connessione con l’universo Marvel siano sempre maggiori. Il finale della prima serie, del resto, lascia presagire ancora grossi colpi scena da svelare….!

 

 

ARROW – Stagione 2 ( recensione )

Arrow è il classico esempio di serial televisivo che parte in sordina e migliora col passare del tempo. Nonostante abbia ricevuto da subito un ottimo riscontro, le primissime puntate non erano niente di particolarmente esaltante, considerando anche il boom di supereroi che già imperversava sul grande schermo.

Inizialmente Arrow non sembrava altro che una versione più moscia e meno carismatica del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan: viso perennemente imbronciato, metodi spicci ( che comprendevano anche l’omicidio ) e toni molto cupi e realistici. Anche le sceneggiature erano tutto sommato prevedibili, benché ben costruite e sempre giocate su più piani temporali, per esplorare poco a poco le vicissitudini di Oliver Queen sull’isola in cui era naufragato tempo addietro.

Proseguendo con le puntate, però, le trame iniziano a infittirsi e i personaggi tirano fuori personalità più complesse e sfaccettate, riuscendo a coinvolgere maggiormente lo spettatore e a conferire un’identità più definita alla serie, che finalmente prende il via in un continuo crescendo pronto a deflagrare nel drammatico finale della prima stagione.

Tolti i “convenevoli” iniziali, la seconda stagione ha modo di concentrarsi ancora di più sul protagonista e sugli eventi che lo porteranno a diventare un vero eroe, sempre più simile al Freccia Verde che già conosciamo nei fumetti. Dopo lo sconvolgente terremoto che ha devastato la città e provocato la morte del suo amico Tommy, Oliver si rende conto che deve cambiare modo d’agire e diventare un simbolo di speranza per i cittadini di Starling City. Ecco perché smetterà di uccidere i suoi avversari e adotterà un nome di battaglia ( Arrow, appunto, senza il Green del fumetto… ), oltre a una mascherina verde, donatagli proprio da Barry Allen, futuro protagonista della serie spin-off The Flash.

Il canovaccio di ogni puntata e più o meno sempre il solito, ormai ben rodato: Oliver si trova ad affrontare una nuova minaccia e contemporaneamente scopriamo qualcosa di più sul suo passato, con vari flashback montati ad hoc per movimentare la narrazione e comprendere meglio lo status attuale dei protagonisti. Stavolta però l’attenzione sarà rivolta soprattutto su Slade Wilson e sulla sua trasformazione in Deathstroke, il mortale killer super-potenziato che cercherà in tutti i modi di rovinare la vita di Oliver, divenendo di fatto il villain principale di questa seconda stagione.

Altro personaggio fondamentale sarà Sara Lance, la sorella di Laurel che si pensava annegata insieme alla nave di Oliver, e invece è ancora viva e vegeta, tanto da ritornare in pianta stabile nei panni della giustiziera Black Canary. Resterà sempre lei il vero amore di Oliver, con il quale ha condiviso anche la terribile esperienza dell’isola, mentre sua sorella Laurel sprofonderà in una brutta crisi depressiva, mischiata ad alcol e psicofarmaci, ma dimostrerà di essere anche tosta e determinata almeno quanto la sorella…! La povera Felicity, invece, continua a sperare invano che Oliver inizi a provare qualcosa per lei, mantenendo la parte della nerd impacciata, che però si rivela fondamentale per la crociata di Arrow, non solo per le sue conoscenze in campo informatico, ma anche per il coraggio e la totale dedizione con cui si dedica alle missioni.

L’arciere verde, d’altronde, sembra preferire le “bad girls” come Helena Bertinelli, alias la Cacciatrice, che ritornerà per una sola puntata ( purtroppo ), e la glaciale Isabel Rochev, sfrontata e arrivista donna d’affari con più di uno scheletro nell’armadio, che tenterà di scalzare Oliver al comando della Queen Consolidated, non prima di averlo sedotto….

In fatto di segreti scottanti e verità taciute non è certo da meno Moira Queen, madre del protagonista, il cui comportamento ambiguo e mai trasparente porterà a un’inevitabile rottura coi suoi figli; questo comunque non le impedirà di portare avanti la sua candidatura a sindaco di Starling City, in competizione con Sebastian Blood, altro personaggio dal passato oscuro e segretamente in combutta con lo stesso Slade.

Gli unici personaggi che sembrano mantenere sempre la stessa integrità morale sono Quentin Lance, padre di Laurel e Sara, degradato da detective a semplice poliziotto per aver appoggiato Arrow; John Diggle, ex soldato e fidato braccio destro di Oliver, e infine Thea, la giovane rampolla che sembrava essere l’anima pura della famiglia Queen, ma potrebbe perdere questa sua “aura immacolata” dopo le scottanti rivelazioni sul suo conto, direttamente collegate al nemico numero uno della precedente stagione: Malcolm Merlyn, l’Arciere Oscuro !

Questa seconda stagione di Arrow ha avuto il merito di far evolvere in maniera interessante le trame e i personaggi della serie, mantenendo sempre viva la suspance e la tensione, grazie a un riuscito mix di dramma, azione e sentimento. Anche gli attori principali sembrano aver acquisito maggior sicurezza sul set, benché non tutti brillino per espressività, a cominciare dal “belloccio” Stephen Amell, interprete del corrucciato giustiziere dal cappuccio verde…

I fan dei fumetti Dc avranno sicuramente notato una svolta sempre più supereroistica della serie, che non a caso ha coinvolto anche Geoff Johns tra gli sceneggiatori, ma gli stessi Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, ideatori e produttori del serial, sono tutti nomi già attivi anche nel campo della nona arte.

A loro, e a tutti gli altri sceneggiatori, va dato il merito di aver inserito innumerevoli personaggi tratti dall’universo a fumetti, ovviamente riadattati e contestualizzati all’interno della serie, come ad esempio Deadshot, Bronze Tiger, il Conte Vertigo, Amanda Waller e la Suicide Squad, Nyssa Al Ghul e la sua Lega degli Assassini, e infine Roy Harper, storica spalla dell’arciere smeraldo, che dovrà affrontare un lungo percorso ( sia fisico che interiore ) prima di vestire i panni dell’eroe, nel gran finale.

In conclusione, questa nuova stagione di Arrow è riuscita a mantenere le buone premesse della precedente, migliorandosi e aggiungendo nuovi elementi che l’hanno resa ancora più accattivante e avvincente. Il calore del pubblico e le alte aspettative sono state ampiamente ripagate, per fortuna anche in termini di ascolti, per cui non ci resta che sperare in un ulteriore passo avanti anche per la prossima stagione, ovviamente già confermata

 

ARROW – stagione 1 ( recensione )

Dopo il grande successo di Smallville, serial televisivo che raccontava le avventure del giovane Clark Kent prima che diventasse Superman, la Warner Bros. decise di fare un altro tentativo, stavolta rischiando un po’ di più, visto che volle concentrarsi su un personaggio molto meno conosciuto come Freccia Verde ( Green Arrow in originale ). E’ anche vero però che con un character minore ci si può permettere maggiore libertà e si hanno meno vincoli da rispettare, e oltretutto un giovane Oliver Queen, alias Freccia Verde, aveva già fatto bella mostra di sé proprio in Smallville, in una versione modernizzata che lo vedeva indossare un’aderente tuta da combattimento verde, con tanto di cappuccio e occhialoni scuri che ne mascheravano l’identità.

Il buon riscontro da parte del pubblico anche nei confronti di questo personaggio ha sicuramente dato fiducia alla Warner/Dc, che alla fine ingaggiò rinomati sceneggiatori televisivi e fumettistici come Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, per iniziare la produzione di Arrow, un nuovo serial basato sulle vicende del playboy miliardario Oliver Queen, sopravvissuto miracolosamente a un naufragio su una sperduta isola vicino alla Cina, dalla quale tornerà profondamente cambiato….

Se guardiamo al tono e alle atmosfere della serie ci accorgiamo subito che Arrow non ha molto a che spartire con Smallville, ma piuttosto con l’impostazione cupa e realistica del Batman di Christopher Nolan, altra trasposizione di enorme successo. Questo Freccia Verde infatti è fin troppo simile al suo ben più noto collega: cupo, sfuggente, preciso e determinato come una vera macchina da guerra, e in più non si fa problemi a uccidere i suoi avversari, infrangendo così una “regola aurea” che riguarda un po’ tutti i supereroi. L’elemento soap-operistico, che in Smallville era molto rilevante, qui non ha grande spazio, se si esclude il triangolo amoroso tra Oliver, la sua ex Laurel Lance ( che nel fumetto corrisponde all’alter ego di Black Canary ), e Tommy Merlin, grande amico di entrambi e figlio del crudele magnate Malcom Merlyn, nemesi assoluta di Freccia Verde che per certi versi ricorda il Norman Osborn di Spider-Man.

In ogni puntata Freccia Verde, o semplicemente il “Giustiziere”, come viene chiamato più realisticamente nella serie, porta avanti la sua missione di ripulire la città dalle tante mele marce che la stanno portando alla rovina, spuntando i nomi da una lista che gli ha lasciato suo padre prima di suicidarsi, subito dopo il naufragio della loro nave. Tutto ciò che è accaduto ad Oliver sull’isola, invece, viene raccontato tramite rapidi flashback “spalmati” lungo le varie puntate, così da mantenere il più possibile il mistero e la suspance.

I punti di forza di questo serial sono sicuramente il mix di azione, dramma e intrighi che man mano prendono sempre più forma e sostanza. Dopo un esordio non troppo convincente, che tendeva più che altro a scimmiottare il succitato Batman di Nolan con un personaggio molto meno carismatico, la trama inizia a decollare, svelando sempre più dettagli sul passato di Oliver e sul grande complotto ordito alla sue spalle, in cui sarà coinvolta persino sua madre, e che finirà per rimettere in discussione anche la missione stessa del Giustiziere. Anche l’escamotage di raccontare la formazione di Oliver sull’isola attraverso piccoli frammenti sparsi durante le puntate è sicuramente una buona trovata, ormai non più originalissima ma efficace.

Inoltre i fan del fumetto ritroveranno diversi personaggi a loro noti, magari riveduti e corretti per essere in linea con il tono della serie, come Helena Bertinelli, alias la Cacciatrice ( che intavolerà anche una fugace relazione con Oliver ), il giovane Roy Harper, futuro braccio destro di Freccia Verde, e vari supercriminali come Deathshot, Deathstroke, Firefly e il Conte Vertigo.

Uno dei punti deboli invece è sicuramente il cast, che in generale non brilla per espressività e padronanza della scena. Il bellimbusto Stephen Amell su tutti, che riveste il ruolo del protagonista e abbozza sì e no tre espressioni facciali diverse in tutta la serie…. Non va meglio con le facce imbambolate e poco penetranti di Katie Cassidy/Laurel e Colin Donnell/Tommy. Decisamente più convincenti e nella parte Susanna Thompson e John Borrowman, rispettivamente Moira Queen, mamma di Oliver, e Malcom Merlyn, cinico e imperturbabile padre di Tommy. Simpatici, ma poco più, gli aiutanti di Oliver nella sua battaglia, ovvero l’integerrimo David Ramsey/Diggle e la “finta nerd” timida e impacciata Emily Bett Rickards/Felicity, che servono più che altro a fare da contraltare all’ombroso Giustiziere. Stesso discorso vale per la spigliata e intraprendente sorella di Oliver, Thea, interpretata dalla giovane Willa Holland. Chiudo la carrellata con il bravo Paul Blackthorne, che ricopre il ruolo del detective Quentin Lance, padre di Laurel e classico poliziotto tutto d’un pezzo che odia i vigilanti, ma farebbe qualsiasi cosa pur di far rispettare la giustizia.

Un altro problema sostanziale di Arrow è che in fin dei conti non offre niente di nuovo, e chi segue un minimo serial tv action o polizieschi, così come le trasposizioni cinematografiche ispirate ai fumetti, se ne renderà conto da solo. Questo però non toglie che, sebbene la serie non brilli per originalità, sia comunque un prodotto ben confezionato e avvincente, che ha saputo guadagnarsi col tempo il seguito del pubblico. La seconda stagione infatti è già in lavorazione e speriamo che il livello non scenda o magari possa regalarci anche qualche sorpresa in più, consacrando definitivamente la serie.