BATMAN: NOЁL, di Lee Bermejo ( Recensione – BCS )

Esattamente come nel Canto di Natale di Charles Dickens, Batman dovrà affrontare una serie di eventi e di incontri che lo faranno riflettere sul senso della sua vita e su ciò che ha costruito fino ad ora. Riuscirà a riemergerne ancora più forte e consapevole, esattamente come il cinico Scrooge a cui viene paragonato ???

Scopritelo in questo piccolo gioiello natalizio scritto e illustrato dal grandissimo Lee Bermejo, e che ho recensito per voi su Batman Crime Solver, il blog di WordPress dedicato a tutti i fan del Cavaliere Oscuro !!!

Sorgente: BATMAN: NOЁL, il Canto di Natale secondo Lee Bermejo (Recensione)

Bat-auguri a tutti !!! 🙂

GOTHAM – Episodi 1-2 ( recensione )

Nel 2003 la Dc Comics decise di pubblicare una serie diversa dal solito, dai toni noir e polizieschi, che aveva alla base un’idea forse non originalissima, ma la cui forza risiedeva tutta nel contesto in cui era ambientata. Sto parlando di GOTHAM CENTRAL, un esperimento che purtroppo durò solo quaranta numeri, ma ricevette comunque numerosi apprezzamenti da parte di critica e pubblico, grazie agli ottimi testi di due esperti del genere come Greg Rucka e Ed Brubaker, i quali riuscirono a raccontarci le vicissitudini del dipartimento di polizia di una delle città più oscure e dense di criminalità della storia dei comics: Gotham City !

In quel caso i veri protagonisti non erano i vigilanti mascherati, ma le comuni forze dell’ordine, che ogni giorno si guadagnano da vivere cercando di far rispettare la legge in una metropoli infestata da assurdi e crudeli assassini, dove il crimine e la corruzione si annidano ovunque. Una città talmente malata che deve affidarsi all’aiuto di un uomo travestito da pipistrello per sperare di andare avanti….

E’ da questo stesso incipit che trae spunto il serial televisivo GOTHAM, ovvero una sorta di prequel che offre una rilettura aggiornata delle origini del Cavaliere Oscuro, focalizzandosi sulle cause che hanno portato all’omicidio dei suoi genitori e le indagini che ne sono conseguite. Ciò che è accaduto al giovane Bruce Wayne è dunque il motivo scatenante di tutti gli eventi raccontati nella serie, ma la sua resta comunque una figura a margine, mentre l’attenzione si sposta sulla quotidiana lotta al crimine di un dipartimento di polizia sovraccarico di lavoro, dove non mancano mele marce e corruzione anche al suo interno.

Vero protagonista della vicenda è il futuro commissario James Gordon, al momento solo detective, e classico esempio di poliziotto tutto d’un pezzo, qui con un recente passato nell’esercito e una disciplina ferrea, che giustificano il suo fisico
prestante
e l’aria da macho. Anche alcuni suoi tratti caratteristici del fumetto, come i folti baffi e gli occhiali spessi, sono stati tolti per aumentare l’appeal del personaggio e nascondere il meno possibile il bel faccino dell’aitante attore Ben McKenzie.

La sua condotta irreprensibile e l’incondizionata fede nella legalità e la giustizia lo metteranno in netta contrapposizione con il suo partner, Harvey Bullock, che invece è lo specchio dei malcostumi ormai all’ordine del giorno a Gotham, dove i poliziotti sono i primi ad accettare compromessi e mazzette, anteponendo sempre se stessi e i propri interessi a quelli del bene comune. Chi segue i fumetti sa bene che Bullock è un altro personaggio storico dell’universo batmaniano, un po’ rude nei modi, ma dal cuore buono e stretto alleato di Gordon. E’ probabile quindi che nel corso della serie tv intraprenda un lento cammino di “redenzione”, magari dovuto al buon esempio del suo collega.

Del resto, la dedizione di Gordon ispirerà anche il giovane rampollo di casa Wayne, interpretato dal promettente David Mazouz, molto convincente nel rappresentare la rabbia e il profondo senso di disagio di un bambino al quale è stata tolta l’innocenza in maniera così violenta ed efferata. Bruce deve trovare dentro di sé la forza di reagire e di rispondere al male che gli ha portato via i suoi genitori, per questo vede in Gordon un punto di riferimento, con il quale si creerà da subito una chimica particolare, che porrà le basi per un compatto rapporto di fiducia e rispetto reciproci.

In questo contesto il fido maggiordomo Alfred Pennyworth risulta  essere quasi un “intruso”, non molto accondiscendente e piuttosto autoritario, anche perché costretto ad assumere un ruolo paterno nei confronti del giovane orfano, pur non essendo mai stato genitore. E’ evidente infatti la sua difficoltà nel gestire una situazione del genere, anche se sappiamo bene quanto sarà fondamentale il suo contributo nella crescita e la formazione di Bruce, per non parlare del suo appoggio incondizionato nella futura lotta al crimine di Batman.

Personaggio cardine della serie è anche la giovane e intrigante Selina Kyle, alias Catwoman ( ma  qui ovviamente si limita a farsi chiamare “Cat” ), nei cui panni si cimenta un’altra stella nascente come Camren Bicondova, spigliata e sfuggevole quanto la gatta dei fumetti. Si tratta sostanzialmente di una senzatetto che vive di espedienti e piccoli furti, abituata a districarsi tra le buie strade di Gotham City e i tetti sovrastanti, di cui conosce ormai ogni singolo anfratto e che attraversa con la grazia e l’agilità di un felino.

Nonostante lei e Bruce Wayne appartengano a due mondi completamente opposti, Selina rimane subito attratta e colpita dal giovane miliardario, probabilmente per quell’aura oscura che ha iniziato ad avvolgerlo dopo la tragica morte dei genitori, della quale sarà involontaria testimone. Questo creerà una connessione ancora più forte tra i due personaggi e solo nei prossimi episodi della serie potremo scoprire come si evolverà, visto che nei fumetti le loro vite si sono incrociate molto più tardi.

Ma si sa che buona parte del fascino dell’universo batmaniano sta proprio nei villains, figli degeneri di una società malata e corrotta fino al midollo come quella di Gotham. Essendo un prequel, per di più dal taglio realistico, nel serial non vedremo ( almeno per adesso ) freak dai costumi pittoreschi ed eccentrici, ma piuttosto cinici e spietati criminali legati alla mafia o alla malavita organizzata in generale, come la famiglia dei Maroni o dei Falcone, ben noti a chi segue le avventure cartacee del Pipistrello. C’è però anche un personaggio creato appositamente per il telefilm, ed è la bella quanto letale Fish Mooney, interpretata dalla brava Jada Pinkett Smith, la quale incarna il ruolo della donna d’affari senza scrupoli, invischiata in innumerevoli attività illecite coperte dalla gestione di un locale notturno.

Accanto a lei troviamo una vecchia conoscenza come Oswald Cobblepot, alias il Pinguino ( ma guai se vi azzardate a chiamarlo così…! ), che dimostrerà subito la sua natura subdola e doppiogiochista, nonché la naturale propensione all’omicidio. Un’interpretazione particolarmente riuscita ed inquietante, che si discosta dalla controparte fumettistica a livello fisico, in quanto l’ottimo Robin Lord Taylor è longilineo e affilato, ma riprende in pieno l’essenza malvagia di uno dei più insidiosi avversari del Cavaliere Oscuro.

Cavalcando l’onda del successo di serial come SMALLVILLE e ARROW, la Dc continua a consolidare la sua presenza sul piccolo schermo con THE FLASH e GOTHAM, entrambi premiati dagli ascolti e confermati almeno per un’intera stagione. La serie ambientata nell’universo batmaniano, in particolare, si distingue per essere quella rivolta ad un pubblico più maturo, visti i toni crudi e crepuscolari che la caratterizzano, ispirati perlopiù alla narrativa pulp/noir e poliziesca, e alla visione più realistica della fortunata trilogia cinematografica del Pipistrello diretta da Christopher Nolan.

Nonostante alcune inevitabili differenze rispetto al fumetto, GOTHAM riesce comunque a mantenere intatta l’essenza dei personaggi più iconici e a proporci una rilettura originale e interessante delle origini del mito batmaniano e del variegato mondo che lo circonda. Un altro bersaglio centrato dalla scuderia Dc e dalla Warner, almeno a giudicare da questi primi due episodi, apprezzabili anche da chi non ha troppa dimestichezza con la nona arte o il genere supereroistico in generale.

IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO ( recensione )

Dopo averci raccontato la nascita del mito in Batman Begins e successivamente il duro scontro tra ordine e caos ne Il Cavaliere Oscuro, adesso il regista Christopher Nolan chiude il cerchio con il terzo ed ultimo capitolo della sua saga cinematografica dedicata all’Uomo Pipistrello, in cui assisteremo alla drammatica caduta dell’eroe e alla sua inevitabile rinascita. Si sa, infatti, che le leggende non muoiono mai….

IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO ( The Dark Knight Rises in originale ) si svolge otto anni dopo gli eventi del precedente capitolo, in cui Batman fu costretto ad immolarsi per un bene superiore e addossarsi la colpa dell’omicidio di Harvey Dent, da tutti considerato un eroe ma in realtà impazzito dopo essersi sfigurato metà del volto, diventando il criminale Due Facce. Ritroviamo quindi un Bruce Wayne invecchiato e fuori forma, che conduce una vita da eremita chiuso nella sua villa, estraniandosi completamente dal mondo esterno. Del resto, adesso le strade di Gotham sembrano più sicure e tranquille e di Batman non c’è più bisogno, ma ovviamente si tratta solo della quiete prima della tempesta…!

Negli oscuri bassifondi della città infatti sta preparando la sua rivoluzione Bane, un inarrestabile ammasso di muscoli, freddo e spietato, deciso a sovvertire l’ordine e il potere precostituito e affidarlo al popolo, lasciando sprofondare la città nella più totale anarchia. Il Bane di Nolan non è potenziato da nessuna droga, a differenza del fumetto, ma condivide con Batman lo stesso addestramento, ovvero quello della Setta delle Ombre di Ra’s Al Ghul, ed è quindi estremamente abile e feroce nel combattimento, oltre che scaltro e calcolatore. Sarà proprio lui a costringere Bruce Wayne a indossare nuovamente il manto del Pipistrello, dopo tanti anni di inattività.

Nonostante le raccomandazioni di Alfred circa le sue condizioni fisiche, Batman decide di affrontare Bane e le conseguenze saranno devastanti ! Pesantemente sconfitto e lasciato a marcire dentro una prigione sotterranea, Bruce dovrà ancora una volta confrontarsi con i propri limiti e le proprie paure, cercando di rimettersi in carreggiata il prima possibile mentre Gotham City è in preda al caos ! Dopo una lunga riabilitazione troverà la forza e la determinazione necessaria per fuggire dalla prigione, scalando un profondissimo pozzo con in fondo l’uscita verso la luce: metafora neanche troppo nascosta della rinascita dell’eroe, che si riaggancia anche alla caduta nel pozzo di villa Wayne nel primo capitolo, quando i pipistrelli lo terrorizzarono e suo padre scese per tirarlo fuori.

Adesso il Cavaliere Oscuro è finalmente pronto per fare il suo trionfale ritorno sulle scene e ristabilire l’ordine a Gotham, affrontando nuovamente Bane e il suo esercito. Fondamentale sarà l’apporto dell’inossidabile commissario Gordon, baluardo d’integrità morale e onestà nelle forze di polizia insieme al giovane detective Blake, new entry nella saga batmaniana di Nolan, che rappresenta la nuova guardia e una speranza in più per la lotta contro il crimine. Particolarmente intensa anche l’interpretazione di Michael Caine nel ruolo di Alfred, maggiordomo apprensivo e determinato, che in questo capitolo dovrà affrontare discussioni anche molto accese con il suo padrone, pur di farlo ragionare…

Simpatico e sornione come al solito il Lucius Fox di Morgan Freeman, sempre più simile al Q di James Bond, che stavolta fornisce all’eroe il Batwing, ovvero un mezzo volante ancora più veloce e accessoriato, dal design simile a quello della Batmobile/Tumbler vista nei precedenti film. Ma se il Bane di Tom Hardy è un ruolo molto fisico e che regala poco a livello d’interpretazione per via della maschera che gli copre costantemente la bocca, di ben altra caratura è la nuova Catwoman di Anne Hathaway, un personaggio ambiguo e interessante, che si discosta da tutte le precedenti interpretazioni della Gatta viste sul grande e piccolo schermo.  In linea con la visione realistica e moderna di Nolan, questa Selina Kyle è una ladra dal passato difficile, che agisce secondo un suo codice morale e che si è dovuta in qualche modo adattare al mondo che la circonda per sopravvivere. La Hathaway riesce a donare fascino e carisma al personaggio, ma anche ironia e sensibilità, intervenendo in quasi tutti i momenti chiave del film e confermandosi come una delle interpretazioni più riuscite della pellicola.

Come non citare infine Christian Bale e il suo Batman cupo e tormentato, ma sottilmente ironico e sbruffone, stavolta ancora più segnato dal tempo e dagli eventi drammatici che ha dovuto sopportare. Del resto Batman non ha superpoteri, è un uomo comune come noi, che può anche fallire o sbagliare, ma ciò che conta veramente è la capacità di rialzarsi e non darsi mai per vinto: questo in sostanza vuole dirci Nolan, attingendo a piene mani da saghe ormai entrate nella storia del fumetto come Knightfall e The Dark Knight Returns, in cui un eroe più che mai umano come Batman arrivava a toccare il fondo, per poi risalire proprio quando nessuno nutriva più alcuna speranza !

In tempi più recenti autori come Grant Morrison o Neil Gaiman ci hanno dimostrato in opere quali Batman Inc. e Cos’è Successo al Cavaliere Oscuro ? che Batman non è solo un uomo, ma un simbolo, una leggenda che continuerà a vivere in eterno. Lo stesso ha fatto Nolan in Batman Begins e in quest’ultimo capitolo, che si riallaccia a molte delle tematiche affrontate nel primo film, portandole a compimento, inserendo anche alcune scene già viste a mo’ di flashback e camei ad hoc come quello di Liam Neeson/Ra’s Al Ghul o Cillian Murphy/Jonathan Crane, in realtà comparso anche nel secondo capitolo quasi ad essere il personaggio “jolly” di questa trilogia di Nolan.

Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno è un film epico e monumentale, lungo ma per niente pesante, che segna la conclusione di un percorso intenso e dai risvolti drammatici, accentuato ancora di più dal momento storico in cui è stato girato: la crisi economica globale e in particolare della Borsa di Wall Street, simbolo del potere capitalistico, preso di mira proprio da Bane nel film. Una degna conclusione per una della saghe cinematografiche più riuscite degli ultimi anni, che si discosta dalle altre produzioni dedicate ai supereroi per via di un taglio particolarmente realistico e meno incentrato sull’azione o sulla spettacolarità fine a se stessa, privilegiando il racconto e l’evoluzione emotiva e psicologica dei personaggi.

P.S. Dedico questo articolo a quelle persone che speravano semplicemente di passare una bella serata e godersi un film quando sono andate alla prima di The Dark Knight Rises ad Aurora, ma per colpa di uno squilibrato non potranno più raccontarlo… R.I.P.