BATMAN v SUPERMAN e CIVIL WAR: Quando i supereroi si scontrano !!!

Il 2016 è stato sicuramente un anno fondamentale per i cosiddetti cinecomics, visto che sono uscite alcune delle pellicole più attese di sempre dagli appassionati Marvel e Dc, ma i due kolossal che hanno fatto palpitare il cuore dei fan sin dal loro primo annuncio sono stati sicuramente Batman v Superman: Dawn of Justice e Captain America: Civil War !

Due svolte epocali per i cinecomics, ma anche dei veri e propri spartiacque nei rispettivi universi condivisi, che mettono in scena alcune delle battaglie più spettacolari mai viste sul grande schermo ! Ma c’è un elemento che subito salta agli occhi se si analizza un minimo questi due film: entrambi hanno come motore principale della trama lo scontro tra supereroi !!!

Su MangaForever potete leggere la mia analisi a proposito di questi due film, dove ne evidenzierò pregi e difetti, che certamente non mancano da entrambe le parti, aldilà di quanto possano sostenere i puristi Marvel o Dc…!!!

Di seguito il link all’articolo:

BATMAN v SUPERMAN e CIVIL WAR: Quando i supereroi si scontrano !

Al prossimo cinecomic !!! 😉

Annunci

AVENGERS: AGE OF ULTRON – Il film ( recensione )

L’universo cinematografico Marvel è ormai sempre più strutturato e complesso, con una continuity vera e propria esattamente come nei fumetti. Sul grande schermo il racconto è stato suddiviso in varie “fasi”, composte dalle pellicole dedicate ai singoli personaggi, che portano avanti una trama destinata a culminare in quella corale degli Avengers, dove tutti i supereroi combattono fianco a fianco contro minacce che da soli non potrebbero sconfiggere.

Del resto, anche nei comics è sempre stato questo il senso del supergruppo più potente di casa Marvel, ma sul grande schermo assume una valenza ancora più significativa, in quanto rappresenta il grande evento che va a suggellare la storia raccontata nei precedenti film, ponendo le basi per la fase successiva.

Il primo film degli Avengers fu un successo clamoroso, che probabilmente superò anche le aspettative degli stessi Marvel Studios e dimostrò senza mezze misure che la strada da loro intrapresa era quella giusta. Bissare un successo del genere sarebbe stata un’impresa ardua, ma pare che Joss Whedon, regista già del precedente capitolo, avesse ben chiara da subito la storia che avrebbe voluto raccontare nel sequel.

Inizialmente ci aveva sviato mostrandoci Thanos ( nella famigerata scena dopo i titoli di coda ), che in effetti non avrebbe sfigurato come avversario dei supereroi più potenti della Terra, ma in realtà è stato solo “rimandato”…. Prima infatti si è voluto dare spazio ad un’altra nemesi storica del super-gruppo, particolarmente amata dai Marvel-fan: mi riferisco a Ultron, un’intelligenza artificiale creata dagli stessi Avengers a fin di bene, ma che invece gli si rivolterà contro trasformandosi in una minaccia inarrestabile ed estremamente pericolosa.

Le sue origini ovviamente sono state modificate in funzione della continuity cinematografica, per cui non sarà Hank Pym a creare il malefico robot, ma la brillante mente di Tony Stark, aiutato dal genio scientifico di Bruce Banner. La sostanza comunque non cambia, in quanto il risultato sarà la creazione di un essere talmente potente da mettere sotto scacco gli Avengers e l’umanità intera. Nel film inoltre viene aiutato da altri personaggi ben noti agli appassionati di comics come i fratelli Maximoff, alias Quicksilver e Scarlet Witch, qui esseri “potenziati” dal Barone Von Strucker e non mutanti, dato che i diritti degli X-Men sono ancora in mano alla Fox.

Se il velocista argenteo di Aaron Taylor-Johnson ( già Kick-Ass cinematografico ) si dimostra in fin dei conti piuttosto inutile all’interno del film, non si può dire lo stesso della “streghetta” scarlatta interpretata dalla gemellina Olsen, che con le sue manipolazioni mentali riesce a far rivivere agli Avengers le loro peggiori paure e angosce, portando così alla luce alcuni inquietanti retroscena sul passato di Vedova Nera e scatenando la rabbia incontenibile di Hulk. La battaglia che seguirà per fermarlo, perpetrata da un Iron Man corazzato con l’armatura super-potenziata nota come Hulkbuster, è sicuramente una delle più roboanti e spettacolari mai viste sul grande schermo, e con tutta probabilità pone le basi per l’annunciata pellicola di Planet Hulk.

Whedon in pratica gioca sempre con le personalità del super-gruppo, mettendole a confronto, anche l’una contro l’altra, insinuando il dubbio tra di loro, sia per quanto riguarda la reciproca fiducia che per l’efficacia e il senso stesso della loro missione. Nel primo capitolo era Loki a manipolare abilmente ogni loro azione, mentre stavolta è proprio la nascita di Ultron a minare i loro rapporti, visto che l’egocentrico Tony Stark non si confronta con il resto del gruppo prima di procedere con la sua creazione.

Ultron in pratica rappresenta l’incubo peggiore di Stark, ovvero la tecnologia ( da lui tanto amata e ricercata ) che prende il sopravvento sull’uomo e lo sovrasta, un po’ come avviene in Terminator e in tanti altri film/romanzi di fantascienza cyberpunk. Il progresso tecnologico infatti dovrebbe essere sempre al servizio del bene comune e aiutare l’umanità a progredire, ma c’è il rischio che una sperimentazione senza controllo possa portare nella direzione diametralmente opposta. Fortuna che l’entrata in scena di Visione, altro personaggio storico della mitologia avengeriana, riequilibrerà la situazione in quanto perfetto contraltare di Ultron. Una figura quasi “divina” che infonderà nuovamente fiducia nei cuori dei Vendicatori e nella tecnologia stessa, in questo caso capace di generare qualcosa di positivo.

Gestire così tanti personaggi in un’unica pellicola non era certo un’impresa facile, considerando che non mancano anche comparsate di volti noti come Nick Fury, Maria Hill, Falcon e War Machine, tanto per citarne alcuni… Fortunatamente però Whedon ha potuto contare su una squadra di lavoro già collaudata, a cominciare dagli attori principali, in grado ormai d’indossare e di smettere le divise da supereroi come se fossero pantofole ( e mi riferisco ovviamente anche all’interpretazione del ruolo ), creando un reale clima cameratesco tra di loro, che traspare anche nel film, dove non mancano mai battute e prese in giro, ma alla fine anche un forte spirito di squadra.

Quando hai a disposizione tutte queste pedine sulla scacchiera è molto facile costruire qualcosa di epico ma allo stesso tempo confusionario. Anche stavolta invece si è riusciti a creare un buon equilibrio tra introspezione e azione pura, forse con un bilanciamento anche migliore rispetto al capitolo precedente. Oltretutto sono stati giustamente approfonditi i personaggi che erano passati un po’ in secondo piano fino a adesso, come la Vedova Nera di Scarlett Johansson e l’Occhio di Falco di Jeremy Renner, unici personaggi del team a non aver beneficiato di una pellicola in assolo.

Peccato per qualche passaggio un po’ troppo frettoloso nella sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda la nascita di Ultron, molto repentina e priva del giusto carico di suspance e tensione emotiva. In pratica il personaggio nasce da subito “cattivo” e non sono troppo chiare le ragioni che lo spingono a minacciare la Terra. Ma è evidente che la carne al fuoco era davvero tanta, per cui era praticamente impossibile analizzare ulteriormente alcuni aspetti della trama in un unico film.

Gli effetti speciali sono sempre più sorprendenti e realistici, così come le uniformi degli eroi, quasi tutte ritoccate con design più moderni e accattivanti. Qualche sequenza di combattimento risulta un po’ troppo caotica e confusionaria, ma nel complesso il livello di spettacolarità è alto e ogni Marvel-zombie che si rispetti non potrà rimanere indifferente di fronte ai propri supereroi preferiti che se le danno di santa ragione o affrontano orde di robot assassini !

In sostanza, pur con qualche inevitabile pecca, Avengers: Age of Ultron si può considerare un altro colpo andato a segno per questa sempre più avviata continuity marvelliana cinematografica, che riesce così a chiudere degnamente anche la sua seconda fase. Lo stesso vale per Joss Whedon, che purtroppo non dirigerà altre pellicole Marvel, anche se rimarrà come responsabile creativo, cedendo lo scettro della regia agli acclamati fratelli Russo, già autori di Captain America: The Winter Soldier.

Anche per la Fase Tre, dunque, ci sono buone speranze…!

DEADPOOL n.10 – Il Buono, il Brutto, il Cattivo ( recensione )

Deadpool tenterà di scoprire qualcosa in più sul suo passato, spalleggiato da Wolverine e Capitan America, in una delle sue avventure più cupe e drammatiche ! Inoltre, un’altra esilarante incursione nel passato, per una “storia mai narrata” che omaggia il grandissimo King del fumetto, Jack Kirby !!!

Due racconti dai toni completamente diversi, che dimostrano la grande versatilità degli attuali scrittori Brian Posehn e Gerry Duggan, perfettamente a loro agio con un personaggio ironico e imprevedibile come il mercenario chiacchierone !

Se volete saperne di più, cliccate qui sotto per leggere la mia recensione su MangaForever :

Deadpool n.10 – Recensione della serie Marvel NOW!

 

Alla prossima ! 🙂

MARVEL ZOMBIES – FAME INSAZIABILE ( recensione )

E’ l’ironico appellativo con cui vengono definiti i fan più sfegatati della Marvel, ma dal 2006 è anche il nome di una delle serie di maggior successo della casa editrice, scritta dal creatore di The Walking Dead, Robert Kirkman.

Sto parlando ovviamente di MARVEL ZOMBIES, la dissacrante serie ambientata in un universo alternativo, dove tutti ( o quasi ) i supereroi e i supercriminali della Marvel si sono trasformati in famelici morti che camminano !!! Un’idea semplice ma geniale, e allo stesso tempo piuttosto inquietante, suggellata dal principale fautore del rilancio del genere zombie nei comics, e più recentemente anche nella tv, visto che il serial televisivo tratto dalla sua opera ha spopolato in tutto il mondo.

MARVEL ZOMBIES sembra essere la serie scritta su misura per Kirkman, in quanto fonde insieme due delle sue più grandi passioni: gli zombie e i supereroi. Come la maggior parte delle storie alternative, non si perde in troppi preamboli e spiegazioni, ma arriva dritta al punto, immergendoci fin da subito nel folle e spietato mondo di questi esseri affamati di carne !

A differenza dei classici zombie di George Romero, lenti e mugugnanti, quelli marvelliani parlano e ragionano, almeno finché la fame non gli ottenebra del tutto la mente, per cui non sono altro che versioni distorte e raccapriccianti degli eroi che ben conosciamo, caratterizzate da corpi putridi e in decomposizione, con denti aguzzi e bene in vista, ma dalla personalità pressoché identica a quella di un tempo.

Per loro ormai non esiste altro scopo al di fuori del nutrimento, un bisogno talmente forte da passare oltre a qualsiasi altra cosa e che li spinge a cercare continuamente altri superstiti da divorare. Ma cosa faranno quando non ci sarà più nessuno con cui sfamarsi ???

L’autore di The Walking Dead si diverte ad utilizzare il folto pantheon di personaggi Marvel per giocarci e smontarli come se fossero burattini, privandoli di qualsiasi intento nobile od eroico. I buoni adesso non esistono più, in quanto anche gli eroi che credevamo più forti e integerrimi hanno perso la loro umanità, trasformandosi in famelici divoratori di carne, col fisico in disfacimento.

Il mito del supereroe viene così smontato e distrutto, mostrando autentiche icone del fumetto in condizioni raccapriccianti e paradossali, come un Capitan America col cervello scoperchiato, uno Spider-Man senza una gamba e un Wolverine col braccio amputato, o un Bruce Banner che non riesce a contenere nello stomaco tutto quello che aveva divorato nei panni di Hulk…!

Insomma, ai nostri poveri eroi capiterà tutto quello che ci si può aspettare di vedere in un classico film di zombie, dove non possono mancare scene splatter o sanguinolente, di certo non usuali in un normale fumetto di supereroi. MARVEL ZOMBIES offre quindi qualcosa di diverso e completamente fuori dagli schemi, almeno rispetto agli standard delle testate marvelliane, in una perfetta commistione di generi, irriverente e dissacrante, che farà accapponare la pelle ai fan più puristi della Casa delle Idee.

Kirkman si dimostra perfettamente a suo agio in questo contesto, com’era facile immaginarsi, e realizza una sceneggiatura molto lineare e scorrevole, sostenuta da un buon ritmo narrativo. Ai disegni lo supporta il crepuscolare Sean Phillips, il cui tratto un po’ rozzo e cupo, caratterizzato da campiture nere abbondanti e decise, rende a pieno la brutalità e l’orrore di questi esseri inquietanti. Da notare anche la rappresentazione molto classica che ha voluto conferire al look di tutti i personaggi, seppur stravolta dalla loro condizione di morti viventi.

Ciliegina sulla torta, le splendide copertine pittoriche di Arthur Suydam, che omaggiano e rivisitano in chiave “zombesca” alcune storiche cover di Spider-Man e soci…

Per concludere, se amate il genere zombie e horror in generale, oltre a quello dei supereroi, non lasciatevi assolutamente scappare questa serie, visto che i primi cinque numeri sono stati recentemente ristampati dalla Panini in versione economica, per la linea MARVEL BEST SELLER. Dovrebbero essere quindi facilmente reperibili, oltretutto a un prezzo più che vantaggioso. Approfittatene !!! 🙂

CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER ( recensione )

La cosiddetta “fase due” dell’universo Marvel cinematografico entra sempre più nel vivo con la seconda pellicola dedicata a Capitan America, la leggenda vivente di cui abbiamo appreso le origini in CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE e che ha guidato la più formidabile formazione di supereroi in THE AVENGERS.

La sceneggiatura di questo nuovo capitolo trae spunto da uno dei cicli narrativi più celebri e interessanti visti sui fumetti di Cap in questi ultimi anni, ovvero quello firmato da Ed Brubaker. Il brillante scrittore ha dato un’impronta noir e realistica alla serie del Capitano, costruendo trame adrenaliniche e intense, dove non mancavano introspezione e componenti spionistiche e drammatiche.

Il vero fulcro di tutta la vicenda era il Soldato d’Inverno ( Winter Soldier in inglese ), un personaggio enigmatico e inarrestabile, dotato di un braccio meccanico e talmente forte da tenere testa persino a Capitan America ! Inizialmente sembra essere solo un soldato super-potenziato al servizio dell’Unione Sovietica, ma poi scopriremo che si tratta in realtà di un volto ben noto ai fan di Cap e strettamente legato al suo passato. E’ una figura complessa e tormentata, con un trascorso ancora tutto da scoprire, che Brubaker ha saputo rappresentare in maniera magistrale, apportando la giusta dose di suspance e mistero, e mettendo in evidenza anche il lato più fragile ed emotivo dell’integerrimo Vendicatore a stelle e strisce.

Condensare tutto questo in una pellicola di due ore non era certo un’impresa facile ed ovviamente qualche modifica e semplificazione rispetto alla trama originale del fumetto era d’obbligo… ma nonostante questo CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER si dimostra uno dei migliori film realizzati finora dai Marvel Studios !

I non conosciutissimi fratelli Anthony e Joe Russo, autori di film come Welcome to Collinwood e Tu, io e Dupree, sono riusciti a riportare sul grande schermo l’essenza di quel fortunato ciclo narrativo, imbastendo una grande spy-story che coinvolgerà soprattutto lo S.H.I.E.L.D. e il suo direttore Nick Fury, responsabile tra l’altro della nascita degli Avengers e della “rinascita” di Capitan America dopo lo stato d’ibernazione.

Uno Steve Rogers spaesato e confuso, che non ha ancora ben chiaro quale sia il suo ruolo nella società di oggi, si troverà ad affrontare un nemico “invisibile”, radicato e nascosto tra le sfere alte del potere e tra quelli che dovrebbero essere considerati i “buoni”…. La strategia del terrore e la sicurezza globale, spesso sfruttata come alibi per raggiungere scopi non troppo nobili, sono tematiche ricorrenti in questa pellicola, visto che le guerre di oggi si basano su di esse e non esiste più una distinzione così netta tra bene e male o buoni e cattivi, com’era abituato Cap ai tempi del nazismo.

Steve Rogers dovrà quindi capire di chi fidarsi e allo stesso tempo affrontare delle terribili minacce direttamente dal suo passato, come l’H.Y.D.R.A. e il Soldato d’Inverno, che lo metteranno a dura prova sia emotivamente che fisicamente. Per fortuna ad aiutarlo ci saranno anche Natasha Romanoff, alias la Vedova Nera, e l’ex paracadutista Sam Wilson, meglio noto come Falcon, altro storico compagno di avventure di Cap nei fumetti.

La maggior parte del cast principale è composto da facce già note, che abbiamo visto anche nei precedenti film Marvel, e nel complesso fanno del loro meglio per interpretare in maniera convincente i rispettivi personaggi. Mi riferisco ovviamente al protagonista Chris Evans, super-fisicato ma con un viso troppo da ragazzino sbruffoncello per conferire la giusta autorevolezza al Capitano, così come la sempre bella e sensuale Scarlett Johansson, le cui forme morbide non si addicono granché a una spia super-addestrata… Molto più azzeccati invece Anthony Mackie nei panni dell’alato Falcon, che ci regala sequenze aeree spettacolari e qualche battuta divertente per smorzare un po’ la tensione, e un attore di grosso calibro come Robert Redford, il quale mette a disposizione il suo grande mestiere per dare corpo al subdolo e ambiguo segretario dello S.H.I.E.L.D. Alexander Pierce.

Resta una garanzia l’inossidabile Samuel L. Jackson/Nick Fury, che stavolta avrà un ruolo molto più rilevante, in cui verranno fuori ulteriori aspetti del suo carattere e della sua storia personale. I fan del fumetto poi apprezzeranno l’inserimento di avversari storici di Cap come Georges Batroc, Brock Rumlow/Crossbones e Arnim Zola, tutti riadattati in chiave più moderna e realistica. Tralascio volutamente, per evitare spoiler, altri personaggi che compariranno nelle consuete scene dopo i titoli di coda ( ebbene sì, anche stavolta sono due…! ).

In conclusione, CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER è un riuscito mix di azione, intrighi e spionaggio, condito con l’ironia e la spettacolarità tipica di una pellicola Marvel. Un altro tassello di una continuity cinematografica ormai ben consolidata, che sicuramente contribuisce ad alzare l’asticella per quanto riguarda la qualità e ci fa ben sperare per il prosieguo. Assolutamente da non perdere.

 

 

MOON KNIGHT – SOLE DI MEZZANOTTE ( recensione )

Sole di Mezzanotte è il titolo del secondo arco narrativo della serie di Moon Knight scritta da Charlie Huston, risalente al 2007. Come già scrissi a proposito dei primi capitoli, Huston ha rilanciato un personaggio controverso e poco conosciuto come il Cavaliere della Luna, conferendo alla sua nuova serie una connotazione decisamente più dark e violenta, impreziosita dalle maestose tavole di un David Finch in stato di grazia.

In questo secondo capitolo, che comprende i numeri dal 7 al 12 della serie originale, Huston continua ad analizzare la complessa personalità di Marc Spector, sempre più tormentato e insicuro di sé, anche perché privo dei suoi poteri lunari e completamente solo. La sua relazione con la bella Marlene, infatti, sembra essere definitivamente troncata, e tutti i suoi amici ed ex compagni di lavoro sono morti o sono rimasti profondamente segnati dai trascorsi insieme a lui.

Perdipiù, Spector continua ad essere ossessionato da allucinazioni in cui rivede la sua nemesi Bushman, orribilmente sfigurato da lui tempo addietro, che lo incita a uccidere i suoi avversari e sottomettersi alla divinità egizia che gli aveva donato i poteri, così da riacquisirli. Ecco perché Moon Knight si ritrova perennemente in bilico sul ciglio di un burrone da cui sarebbe impossibile risalire, combattuto tra i suoi istinti omicidi e la possibilità di essere un eroe, ma anche tra la ragione e la follia che albergano nella sua mente….!

In sostanza, il Moon Knight di Huston è una specie di Batman prima maniera , come quello creato da Bob Kane nel ’39, solitario e violento, ma con l’aggravante di una schizofrenia latente ! Il suo caratteraccio e l’instabilità mentale lo portano ad escludersi anche dagli altri “colleghi” eroi, e proprio in questo story-arc sono particolarmente emblematici e interessanti i confronti con alcuni di loro, come Spider-Man, Punisher, Capitan America e Iron Man, inseriti nel contesto del grande evento Marvel Civil War, nel quale tutti i supereroi erano chiamati a schierarsi per sostenere o meno il famigerato Atto di registrazione dei superumani.

Huston, che è uno scrittore raffinato e non alla ricerca della spettacolarità a tutti i costi, evita accuratamente le solite baruffe inutili e scontate tra supereroi, e imposta i vari faccia a faccia unicamente sul piano verbale, soffermandosi sulle caratteristiche psicologiche e comportamentali dei personaggi coinvolti, messe a confronto con quelle dello scorbutico Cavaliere Lunare ( o “lunatico”…! ). E’ anche vero che questi incontri fungono più che altro da contorno alla vicenda e probabilmente sono frutto più di un’imposizione dall’alto della dirigenza Marvel che di un volere specifico da parte dell’autore, il quale focalizza l’attenzione sempre e solo su Spector.

Anche stavolta Moon Knight dovrà fare i conti con un fantasma del suo passato: un letale assassino che uccide sempre a mezzanotte facendo a pezzi le proprie vittime, con il preciso scopo di attirare l’attenzione del nostro eroe, e le sue motivazioni non saranno così scontate come potremmo aspettarci… Nonostante questo, il villain non viene particolarmente approfondito, così come gli altri comprimari della storia, che alla fine vengono utilizzati soprattutto come strumenti attraverso i quali esplorare meglio e approfondire la psiche del protagonista e il suo percorso, sia interiore che come vigilante.

Da bravo romanziere pulp, Huston scrive dialoghi asciutti e diretti, spesso infarciti da turpiloqui “censurati”, che rispecchiano le situazioni crude e violente in cui è coinvolto Moon Knight. Gli ultimi due episodi in particolare sono da segnalare per una sceneggiatura ingegnosa e ricercata, che gioca con i piani temporali, proponendoci una catena di eventi mescolati tra loro, in ordine non cronologico: un escamotage interessante, che rende più movimentata e frizzante la narrazione, mantenendo alta la tensione nel lettore.

Sul lato grafico, stavolta un Finch parecchio sottotono viene sostituito da Mico Suayan a partire dal terzo episodio. Suayan tenta di emulare il tratto cupo e dirompente di Finch, ma in certi casi ricorda anche un altro grande talento come Leinil Francis Yu; le sue figure sono energiche e muscolari, ma il tratto è un po’ più grezzo e impreciso rispetto a quello dei due artisti succitati, e soprattutto non riesce ad eguagliare la loro potenza visiva. Nel complesso comunque Suayan svolge un lavoro egregio, anche se non si preoccupa di lasciare un suo segno sulla serie, ma si limita a ricalcare il più possibile lo stile del suo predecessore e mantenere così una continuità a livello grafico, riscontrabile anche nella costruzione delle tavole, sempre caratterizzate da vignette spesso intersecate tra di loro a mo’ di collage, piani lunghi e qualche splash page per enfatizzare i momenti più eclatanti. Ottima e appropriata anche stavolta la colorazione fredda e realistica di Frank D’Armata.

In conclusione, questa serie di Moon Knight è un discreto “cazzotto nello stomaco”, per toni e argomenti proposti, adatta solamente a chi ama leggere storie più adulte e particolari, con una forte componente noir. Resta dunque una valida alternativa alle classiche serie Marvel di supereroi, anche se è un po’ troppo concentrata solo sul protagonista e alla lunga rischia d’impantanarsi sempre sulle stesse tematiche….

CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE ( recensione )

Visto che verrà trasmesso proprio questa settimana in prima visione tv, vi ripropongo la recensione che scrissi a suo tempo di CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE, purtroppo finita nel limbo insieme a diversi altri articoli del mio vecchio blog…. Buona lettura ! 🙂

Tutti gli ultimi film targati Marvel Studios si possono considerare tasselli di un “grande mosaico” che prenderà forma nella pellicola dedicata ai Vendicatori, in cui si riunirà per la prima volta sul grande schermo il noto supergruppo marvelliano.

In attesa di questo, il pubblico ha iniziato a conoscere i personaggi che faranno parte del cast, attraverso i film a loro singolarmente dedicati. E così, dopo le strabilianti peripezie dell’armatura di Tony Stark, alias Iron Man, la distruttiva forza di Hulk e le epiche battaglie di Thor, adesso tocca al futuro leader del gruppo, ovvero Capitan America !

Vera e propria leggenda vivente, nonché simbolo dei valori e degli ideali di un’intera nazione, Capitan America è un personaggio molto carismatico e pieno di sfaccettature, che solo gli autori che ne hanno capito la vera essenza sono riusciti a valorizzare. E’ facile infatti cadere nel tranello della retorica e del patriottismo ottuso quando si ha a che fare con un character del genere, ma invece Steve Rogers ( questo il suo vero nome ) è un eroe che crede semplicemente nella giustizia e nella libertà ed è capace di lottare per questi valori fino alla morte, anche se ciò significasse andare contro al Governo e ai suoi superiori.

Per fortuna in questo tranello non è cascato nemmeno Joe Johnston, che dirigendo questa pellicola non si è dilungato troppo su sermoni patriottici o inquadrature continue dei simboli americani, ma si è focalizzato sulla vicenda del giovane Steve Rogers, desideroso di lottare per il suo Paese anche se la sua corporatura non glielo permetteva…. Era infatti troppo smilzo per essere arruolato, ma nonostante questo non si arrendeva e continuava a provare in qualsiasi presidio militare gli capitasse a tiro.

Fortuna che un certo dott. Erskine lo notò e capì che proprio lui poteva essere il soggetto adatto per sperimentare il suo siero del “super-soldato”…. Ciò che conta per essere Capitan America, infatti, non è la forza bruta, ma il coraggio e la determinazione, nonché la sensibilità e l’umiltà che solo chi è debole può possedere.

Ed è così che il giovane e gracile Steve si trasformerà in una leggenda, anche se dovrà ben presto fare i conti con la temibile organizzazione terroristica filo-nazista chiamata Hydra, comandata dal terrificante Teschio Rosso, avido di potere e strettamente collegato agli esperimenti del dott. Erskine….

La trama del film è molto lineare, così come la caratterizzazione dei personaggi, ben distinguibili tra buoni e cattivi. E se da una parte è apprezzabile la scorrevolezza e la giusta dose di humour e azione nella storia, dall’altra pecca un po’ di superficialità, visto che si concentra quasi esclusivamente sul protagonista e molto poco sui comprimari ( Teschio Rosso incluso ). Potremmo dire che è lo stesso problema di Thor, con l’unica differenza che in quel caso il suo avversario, Loki, era sicuramente più carismatico e interessante.

La prima parte del film riguarda, come era facile aspettarsi, le origini di Cap ed è anche quella più ironica e allo stesso tempo drammatica. Prima della trasformazione infatti Rogers era frustrato, in quanto non poteva realizzare il suo sogno di entrare nell’esercito e il suo fisico disgraziato non gli procurava certo grandi successi con le donne…. Ecco perché non mancano anche gag e momenti divertenti, soprattutto quando finalmente riuscirà ad arruolarsi !

Nella seconda parte invece assistiamo alla nascita del supereroe, che anche in questo caso è trattata comunque in maniera ironica e intelligente. Dopo un primo forsennato inseguimento con l’assassino di Erskine, infatti, il povero Cap verrà sfruttato unicamente per stupidi spettacolini patriottici e dato in pasto ai media. Ed è simpatico notare che il protagonista indossa un’uniforme pressoché identica a quella originale del fumetto, per la gioia dei fan più puristi…

Sarà grazie al suo inseparabile amico Bucky Barnes, prigioniero dell’Hydra, che Steve deciderà di mettersi in gioco seriamente e di sfruttare le sue abilità per salvare gli altri. Una volta dimostrato il suo valore, Cap inizierà la battaglia contro il Teschio Rosso e il suo esercito, affiancato da Bucky ( qui senza costume ) e da un gruppo di soldati scelti che i Marvel-fan conoscono come Howling Commandos, anche se nel film purtroppo non vengono mai nominati. Non mancherà ovviamente anche il mitico scudo di Capitan America, indistruttibile e decisivo in ogni sua battaglia, così come lo vediamo nei fumetti.

Il costume definitivo di Cap deve molto alla sua versione Ultimate, ad opera di Mark Millar e Bryan Hitch, così come molti elementi della storia, essendo il loro Ultimates una versione più moderna e aggiornata dei Vendicatori e quindi decisamente utile per una trasposizione cinematografica del nuovo millennio.

Anche il Teschio Rosso è pressoché uguale a quello del fumetto, anche se un trucco meno uniforme e più dark forse l’avrebbe reso più credibile… Per il resto, il design retro-futuristico dei mezzi e delle uniformi dell’Hydra è molto azzeccato e interessante e mi ha ricordato un po’ quello delle armate Cobra dei G.I. JOE, che in effetti hanno diversi punti in comune con gli avversari di Cap.

Passando agli attori, li ho trovati quasi tutti adatti alla parte, anche se ribadisco che non ci sono ruoli di grande rilievo al di fuori di quello del protagonista. Comprimari come il rude colonnello Phillips/Tommy Lee Jones, la bella Hayley Atwell/Peggy Carter e Sebastian Stan/Bucky sono simpatici, funzionali alla trama, ma comunque poco più che un contorno. Lo stesso vale per Dominic Cooper, che interpreta il padre di Tony Stark, sbruffone e donnaiolo come il figlio, nonché responsabile di tutto l’armamentario di Cap ( scudo e uniforme compresi ). Il Teschio Rosso di Hugo Weaving non può essere più di tanto espressivo sotto il pesante trucco, ma più che altro è la sceneggiatura a renderlo un nemico piuttosto “bidimensionale” e poco sfaccettato.

Chris Evans, invece, già Torcia Umana nei Fantastici Quattro, dimostra di avere il fisico e l’ironia adatta ad interpretare il Cap di Johnston, ma personalmente penso che non abbia il carisma e la personalità che dovrebbe avere un leader come Capitan America ( e qui, ovviamente, penso soprattutto al futuro film sui Vendicatori ).

Pur con le sue pecche, CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE è comunque un film divertente, scorrevole e che non si prende troppo sul serio. Un altro tassello del “mosaico-Marvel” cinematografico, imprescindibile per tutti gli appassionati del fumetto, e comunque adatto per passare un paio d’ore senza troppi pensieri…

Immancabile ovviamente la solita scena dopo i titoli di coda, che in questo caso consiste sostanzialmente in un teaser trailer del prossimo film sui Vendicatori, giusto per aumentare ulteriormente l’hype attorno all’uscita della pellicola ! 😉