LUKE CAGE – Stagione 1 ( recensione )

 

TITOLO: Marvel’s Luke Cage

N° EPISODI: 13

INTERPRETI PRINCIPALI: Mike Colter, Mahershala Ali, Simone Missick, Theo Rossi, Erik LaRay Harvey, Rosario Dawson, Alfre Woodard

ANNO: 2016

 

SINOSSI:

Luke Cage è un uomo dalla pelle indistruttibile e una forza sovrumana, che cerca di guadagnarsi da vivere con umili lavoretti ad Harlem, mantenendo un basso profilo. Quando gli uomini del boss criminale Cottonmouth uccideranno il suo datore di lavoro, nonché amico e mentore, Luke sarà costretto a uscire allo scoperto e farsi giustizia, sradicando il malaffare che attanaglia le strade del suo quartiere.

PRO: Questa serie è un inno alla cultura black e a quella blaxploitation anni Settanta di cui Cage è sempre stato un simbolo e un portavoce, in quanto primo supereroe di colore. Le ambientazioni e la colonna sonora, con artisti che compaiono anche in carne e ossa nella serie, ci immergono senza troppi filtri nelle vivaci quanto pericolose strade di Harlem.

CONTRO: Il ritmo è un po’ altalenante e i primi episodi non invogliano più di tanto a proseguire la visione, in quanto privi di colpi di scena particolarmente eclatanti. Solo dal settimo episodio la trama inizia a decollare, grazie anche all’entrata in scena di Diamondback, la nemesi di Cage.

GIUDIZIO COMPLESSIVO:

Luke Cage è l’emblema dell’eroe di strada, schivo e solitario, che la Marvel ha deciso di rappresentare attraverso le sue serie su Netflix, rivolte a un pubblico più maturo. Anche qui infatti i toni sono crudi e violenti. Tutto si svolge tra le strade sporche e malfamate di Harlem, dove povertà e criminalità vanno a braccetto e le gang criminali riescono ad esercitare a pieno il loro potere.

Le strizzatine d’occhio al fumetto ovviamente non mancano, e i fan ritroveranno molti comprimari storici come Misty Knight, Cottonmouth, Mariah Dillard e Diamondback, ai quali si aggiungerà anche Rosario Dawson nel ruolo di Claire, l’”infermiera di notte” dei comics, ormai diventata il personaggio jolly delle serie Marvel/Netflix.

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Quello che salta subito all’occhio guardando questi serial è il taglio fortemente realistico che li accomuna, con protagonisti che sono “speciali” ma prima di tutto umani, e quindi turbati dalle nostre stesse debolezze, paure e fragilità.

Cage ad esempio è il classico eroe “suo malgrado”….un ex detenuto ( accusato ingiustamente ) che si è ritrovato dei poteri eccezionali a causa di un esperimento finito male, di cui era inconsapevole. Il suo istinto sarebbe quello di nascondersi e cercare di vivere una vita tranquilla, senza troppi problemi, ma la cruda realtà della strada lo costringerà ad uscire allo scoperto ed utilizzare le sue doti speciali a fin di bene, come ogni vero eroe che si rispetti.

L’attenzione quindi si focalizza prima sull’uomo e poi sul supereroe, che è solo la conseguenza di un percorso di maturazione interiore. La morale alla fine è sempre la stessa: tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per migliorare le cose, al meglio delle nostre possibilità, con o senza superpoteri. E questi eroi, così simili a noi, ci permettono di immedesimarci ancora di più nelle loro gesta.

Nel complesso Luke Cage è una serie godibile, che ci mette un po’ ad ingranare, ma poi si riprende in corsa e non delude le aspettative. La qualità resta buona e il cast è convincente, ma non si arriva alle vette di Daredevil, che al momento resta il serial più riuscito tra quelli Marvel/Netflix.

 

VOTO: 7

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DAREDEVIL: Il miglior serial dedicato a un supereroe !

Torno a parlare di DAREDEVIL, la serie tv presente sulla piattaforma digitale Netflix, che è arrivata alla sua seconda stagione, e ha fatto esultare critica e pubblico per il tono maturo e la fedeltà allo spirito del fumetto originale, in particolare quello dell’acclamatissima gestione di Frank Miller !

In questo articolo che ho scritto per MangaForever vi spiego per quali motivi ( almeno secondo me ) DAREDEVIL si può considerare una delle migliori trasposizioni di un fumetto supereroistico…!

Ecco il link per leggere l’articolo:

DAREDEVIL: il miglior serial dedicato a un supereroe

 

E ricordate: La giustizia è cieca !!! ;-p

DAREDEVIL e JESSICA JONES: Le serie mature della Marvel e la rivoluzione NETFLIX !

 

 

La Casa delle Idee ha deciso di affidarsi a Netflix, una piattaforma di contenuti in streaming, per lanciare il suo nuovo universo televisivo ! Il successo è stato lampante, mettendo d’accordo sia critici che fan ! E’ questo, dunque, il futuro della televisione ?!?!

Nello speciale che ho scritto per MangaForever potete leggere una mia analisi sulle nuove serie televisive Marvel ( rivolte a un pubblico più adulto ) e su come Netflix abbia aperto la strada ad un nuovo modo d’intendere la tv, sempre più libera ed autogestita, esattamente come la rete…!

Se vi va di approfondire l’argomento cliccate pure sul link qui sotto ( l’articolo è suddiviso in 3 pagine ! ):

Daredevil e Jessica Jones: le serie mature della Marvel e la rivoluzione Netflix ! – SPECIALE

 

Alla prossima ! 😉

THE FLASH – Stagione 1 ( recensione )

Flash, l’Uomo più veloce della Terra, torna alla ribalta con una nuova serie tv ambientata nello stesso universo di Arrow ! Scoprite come il giovane Barry Allen si è trasformato in un supereroe e se riuscirà a risolvere l’enigma attorno alla morte di sua madre…!

La Dc continua a cavalcare il successo riscosso dalle serie televisive e così, da una “costola” di Arrow nasce The Flash, un serial interamente dedicato al Velocista Scarlatto che già aveva goduto di una trasposizione televisiva nel 1990. Le menti dietro a questo progetto sono le stesse di Arrow, vale a dire Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, ormai sempre più lanciati nel creare un vero e proprio universo narrativo sul piccolo schermo, esattamente come nei fumetti.

Per un giudizio più approfondito sulla prima stagione di The Flash potete leggere la mia recensione su MangaForever, che trovate qui sotto:

The Flash: Stagione 1

 

A presto, Velocisti !!! 😉

AGENTS OF S.H.I.E.L.D. – Stagione 1 ( recensione )

 

Se sul grande schermo la Marvel adesso sta predominando alla grande, con una continuity cinematografica ben definita e incassi milionari in tutto il mondo, non si può dire lo stesso per la tv, dove ha perso un po’ di terreno rispetto alla Distinta Concorrenza, che invece ha incontrato i favori del pubblico piazzando titoli come Arrow, The Flash e Gotham. Se escludiamo il recente successo del serial Netflix di Daredevil, a cui presto ne faranno seguito altri su Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage, l’unico prodotto televisivo Marvel finora trasmesso è Agents of S.H.I.E.L.D., già arrivato alla seconda stagione negli USA e proposto qui in Italia prima su Sky e poi in chiaro su Rai2, solo per le prime puntate, per poi passare integralmente su Rai4.

Com’è facile intuire, la serie racconta le vicende di alcuni agenti dello S.H.I.E.L.D., l’avanzata organizzazione anti-terroristica guidata da Nick Fury, vista anche in tutte le pellicole dedicate agli Avengers. E’ proprio il primo film del supergruppo più famoso di casa Marvel il punto di partenza del serial, non a caso nato da un’idea del regista Joss Whedon, che rimette in gioco l’agente Phil Coulson, da tutti creduto morto per mano di Loki e misteriosamente tornato in vita, pronto a riprendere servizio assieme ad una selezionata squadra di agenti e una base aerea viaggiante ( senza dimenticare la sua adorata macchina volante Lola ! ).

Lo scopo dello S.H.I.E.L.D. è quello di combattere minacce fuori dall’ordinario o sovrannaturali, e tra queste rientrano ovviamente razze aliene ( asgardiani compresi ) e persone con superpoteri, o magari potenziate da organizzazioni senza scrupoli come l’H.Y.D.R.A.. Benché gli Avengers, ahimè, non compaiano mai, le vicende di Coulson & soci sono sempre legate a doppio filo al loro universo e in particolare la caduta dello S.H.I.E.L.D. vista in Captain America: The Winter Soldier avrà pesanti ripercussioni anche nella serie. Non mancheranno poi comparsate di volti noti come l’inossidabile Nick Fury, il suo braccio destro Maria Hill e la guerriera Lady Sif, compagna di battaglie di Thor.

Si tratta in sostanza di una serie d’azione, arricchita da diversi elementi sci-fi e spionistici, nel quale i supereroi e il loro mondo fungono solo da cornice e motore narrativo, non interagendo mai in maniera diretta con i protagonisti. Fanno eccezione giusto personaggi minori come la succitata Lady Sif e il cyber-soldato Deathlok, che comunque non sarà identico alla sua versione a fumetti.

La prima metà di questa stagione iniziale di Agents of S.H.I.E.L.D. si potrebbe definire di “rodaggio”, nel senso che principalmente ha la funzione d’introdurre i vari componenti della squadra di Coulson e mostrarli in azione, definendo così i loro caratteri e le loro peculiarità, ma anche il tono e le tematiche portanti della serie. Nella seconda metà invece la narrazione inizia a decollare sempre di più, svelando intrighi e risvolti inaspettati e agghiaccianti, spesso giocati sul ribaltamento dei ruoli e sul dissolvimento di qualsiasi certezza o punto fermo, come nelle migliori spy-story.

In particolare, il mistero che avvolge la “resurrezione” di Coulson e il passato dell’intraprendente hacker informatica Skye, vero fulcro emotivo della serie, saranno i punti cardine del racconto e solo uno di essi verrà totalmente svelato ( o quasi ). Un po’ stereotipati, ma comunque con sfaccettature interessanti, i “duri” del gruppo, ovvero l’algida e sempre imbronciata Melinda May e il burbero tutto d’un pezzo Grant Ward, due combattenti esperti e inarrestabili, capaci di districarsi in qualsiasi situazione, ma piuttosto restii ad esporsi quando ci sono di mezzo i sentimenti. Nessuno dei due però è il personaggio bidimensionale che potrebbe sembrare all’apparenza, in quanto nascondono più di uno scheletro dentro l’armadio…

Più lineari da questo punto di vista i giovani Fitz e Simmons, che sono le menti brillanti in grado di fornire assistenza tecnico-scientifica alla squadra, progettando anche armi e apparecchiature ultratecnologiche. Sono i classici nerd dal cuore tenero, inesperti nella lotta corpo a corpo, ma spesso fondamentali per la risoluzione dei casi. La loro ingenuità, dovuta anche alla giovane età, li rende sicuramente i personaggi più puri del gruppo, ma anche quelli che creano più empatia con il pubblico, proprio perché un po’ sfigati e divertenti, e quindi più “umani”…

Nonostante alcuni alti e bassi nelle trame e la totale assenza di personaggi di primo piano dell’universo Marvel ( in particolare supereroi ), questa prima stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. si può considerare un buon prodotto, ben girato e con discreti effetti speciali,  di cui comunque non viene fatto largo uso. L’azione ovviamente resta l’elemento principale, ma nel corso della serie viene approfondito anche l’aspetto più umano e introspettivo dei protagonisti e le relazioni che s’instaurano tra di loro, senza che questo appesantisca troppo la trama o sfoci in derive melense e lacrimevoli.

Il cast nel complesso risulta azzeccato e convincente, composto tra l’altro da quasi tutti volti nuovi o semi-sconosciuti, ad eccezione di Clark Gregg/Coulson, già visto nei cinecomics Marvel, e il veterano Bill Paxton, che interpreta l’agente John Garrett, amico di Coulson ed ex istruttore di Ward. Benché siano solo apparizioni brevi, anche Nick Fury, Maria Hill e Lady Sif hanno gli stessi interpreti dei film, vale a dire rispettivamente Samuel L. Jackson, Cobie Smulders e Jaimie Alexander.

La Casa delle Idee ha sicuramente rischiato di più non mettendo in campo i supereroi, ma a quanto pare anche stavolta il coraggio è stato premiato, visto che la seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. è già in onda negli States e sembra che il livello di spettacolarità e la connessione con l’universo Marvel siano sempre maggiori. Il finale della prima serie, del resto, lascia presagire ancora grossi colpi scena da svelare….!

 

 

GOTHAM – Episodi 1-2 ( recensione )

Nel 2003 la Dc Comics decise di pubblicare una serie diversa dal solito, dai toni noir e polizieschi, che aveva alla base un’idea forse non originalissima, ma la cui forza risiedeva tutta nel contesto in cui era ambientata. Sto parlando di GOTHAM CENTRAL, un esperimento che purtroppo durò solo quaranta numeri, ma ricevette comunque numerosi apprezzamenti da parte di critica e pubblico, grazie agli ottimi testi di due esperti del genere come Greg Rucka e Ed Brubaker, i quali riuscirono a raccontarci le vicissitudini del dipartimento di polizia di una delle città più oscure e dense di criminalità della storia dei comics: Gotham City !

In quel caso i veri protagonisti non erano i vigilanti mascherati, ma le comuni forze dell’ordine, che ogni giorno si guadagnano da vivere cercando di far rispettare la legge in una metropoli infestata da assurdi e crudeli assassini, dove il crimine e la corruzione si annidano ovunque. Una città talmente malata che deve affidarsi all’aiuto di un uomo travestito da pipistrello per sperare di andare avanti….

E’ da questo stesso incipit che trae spunto il serial televisivo GOTHAM, ovvero una sorta di prequel che offre una rilettura aggiornata delle origini del Cavaliere Oscuro, focalizzandosi sulle cause che hanno portato all’omicidio dei suoi genitori e le indagini che ne sono conseguite. Ciò che è accaduto al giovane Bruce Wayne è dunque il motivo scatenante di tutti gli eventi raccontati nella serie, ma la sua resta comunque una figura a margine, mentre l’attenzione si sposta sulla quotidiana lotta al crimine di un dipartimento di polizia sovraccarico di lavoro, dove non mancano mele marce e corruzione anche al suo interno.

Vero protagonista della vicenda è il futuro commissario James Gordon, al momento solo detective, e classico esempio di poliziotto tutto d’un pezzo, qui con un recente passato nell’esercito e una disciplina ferrea, che giustificano il suo fisico
prestante
e l’aria da macho. Anche alcuni suoi tratti caratteristici del fumetto, come i folti baffi e gli occhiali spessi, sono stati tolti per aumentare l’appeal del personaggio e nascondere il meno possibile il bel faccino dell’aitante attore Ben McKenzie.

La sua condotta irreprensibile e l’incondizionata fede nella legalità e la giustizia lo metteranno in netta contrapposizione con il suo partner, Harvey Bullock, che invece è lo specchio dei malcostumi ormai all’ordine del giorno a Gotham, dove i poliziotti sono i primi ad accettare compromessi e mazzette, anteponendo sempre se stessi e i propri interessi a quelli del bene comune. Chi segue i fumetti sa bene che Bullock è un altro personaggio storico dell’universo batmaniano, un po’ rude nei modi, ma dal cuore buono e stretto alleato di Gordon. E’ probabile quindi che nel corso della serie tv intraprenda un lento cammino di “redenzione”, magari dovuto al buon esempio del suo collega.

Del resto, la dedizione di Gordon ispirerà anche il giovane rampollo di casa Wayne, interpretato dal promettente David Mazouz, molto convincente nel rappresentare la rabbia e il profondo senso di disagio di un bambino al quale è stata tolta l’innocenza in maniera così violenta ed efferata. Bruce deve trovare dentro di sé la forza di reagire e di rispondere al male che gli ha portato via i suoi genitori, per questo vede in Gordon un punto di riferimento, con il quale si creerà da subito una chimica particolare, che porrà le basi per un compatto rapporto di fiducia e rispetto reciproci.

In questo contesto il fido maggiordomo Alfred Pennyworth risulta  essere quasi un “intruso”, non molto accondiscendente e piuttosto autoritario, anche perché costretto ad assumere un ruolo paterno nei confronti del giovane orfano, pur non essendo mai stato genitore. E’ evidente infatti la sua difficoltà nel gestire una situazione del genere, anche se sappiamo bene quanto sarà fondamentale il suo contributo nella crescita e la formazione di Bruce, per non parlare del suo appoggio incondizionato nella futura lotta al crimine di Batman.

Personaggio cardine della serie è anche la giovane e intrigante Selina Kyle, alias Catwoman ( ma  qui ovviamente si limita a farsi chiamare “Cat” ), nei cui panni si cimenta un’altra stella nascente come Camren Bicondova, spigliata e sfuggevole quanto la gatta dei fumetti. Si tratta sostanzialmente di una senzatetto che vive di espedienti e piccoli furti, abituata a districarsi tra le buie strade di Gotham City e i tetti sovrastanti, di cui conosce ormai ogni singolo anfratto e che attraversa con la grazia e l’agilità di un felino.

Nonostante lei e Bruce Wayne appartengano a due mondi completamente opposti, Selina rimane subito attratta e colpita dal giovane miliardario, probabilmente per quell’aura oscura che ha iniziato ad avvolgerlo dopo la tragica morte dei genitori, della quale sarà involontaria testimone. Questo creerà una connessione ancora più forte tra i due personaggi e solo nei prossimi episodi della serie potremo scoprire come si evolverà, visto che nei fumetti le loro vite si sono incrociate molto più tardi.

Ma si sa che buona parte del fascino dell’universo batmaniano sta proprio nei villains, figli degeneri di una società malata e corrotta fino al midollo come quella di Gotham. Essendo un prequel, per di più dal taglio realistico, nel serial non vedremo ( almeno per adesso ) freak dai costumi pittoreschi ed eccentrici, ma piuttosto cinici e spietati criminali legati alla mafia o alla malavita organizzata in generale, come la famiglia dei Maroni o dei Falcone, ben noti a chi segue le avventure cartacee del Pipistrello. C’è però anche un personaggio creato appositamente per il telefilm, ed è la bella quanto letale Fish Mooney, interpretata dalla brava Jada Pinkett Smith, la quale incarna il ruolo della donna d’affari senza scrupoli, invischiata in innumerevoli attività illecite coperte dalla gestione di un locale notturno.

Accanto a lei troviamo una vecchia conoscenza come Oswald Cobblepot, alias il Pinguino ( ma guai se vi azzardate a chiamarlo così…! ), che dimostrerà subito la sua natura subdola e doppiogiochista, nonché la naturale propensione all’omicidio. Un’interpretazione particolarmente riuscita ed inquietante, che si discosta dalla controparte fumettistica a livello fisico, in quanto l’ottimo Robin Lord Taylor è longilineo e affilato, ma riprende in pieno l’essenza malvagia di uno dei più insidiosi avversari del Cavaliere Oscuro.

Cavalcando l’onda del successo di serial come SMALLVILLE e ARROW, la Dc continua a consolidare la sua presenza sul piccolo schermo con THE FLASH e GOTHAM, entrambi premiati dagli ascolti e confermati almeno per un’intera stagione. La serie ambientata nell’universo batmaniano, in particolare, si distingue per essere quella rivolta ad un pubblico più maturo, visti i toni crudi e crepuscolari che la caratterizzano, ispirati perlopiù alla narrativa pulp/noir e poliziesca, e alla visione più realistica della fortunata trilogia cinematografica del Pipistrello diretta da Christopher Nolan.

Nonostante alcune inevitabili differenze rispetto al fumetto, GOTHAM riesce comunque a mantenere intatta l’essenza dei personaggi più iconici e a proporci una rilettura originale e interessante delle origini del mito batmaniano e del variegato mondo che lo circonda. Un altro bersaglio centrato dalla scuderia Dc e dalla Warner, almeno a giudicare da questi primi due episodi, apprezzabili anche da chi non ha troppa dimestichezza con la nona arte o il genere supereroistico in generale.

ARROW – Stagione 2 ( recensione )

Arrow è il classico esempio di serial televisivo che parte in sordina e migliora col passare del tempo. Nonostante abbia ricevuto da subito un ottimo riscontro, le primissime puntate non erano niente di particolarmente esaltante, considerando anche il boom di supereroi che già imperversava sul grande schermo.

Inizialmente Arrow non sembrava altro che una versione più moscia e meno carismatica del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan: viso perennemente imbronciato, metodi spicci ( che comprendevano anche l’omicidio ) e toni molto cupi e realistici. Anche le sceneggiature erano tutto sommato prevedibili, benché ben costruite e sempre giocate su più piani temporali, per esplorare poco a poco le vicissitudini di Oliver Queen sull’isola in cui era naufragato tempo addietro.

Proseguendo con le puntate, però, le trame iniziano a infittirsi e i personaggi tirano fuori personalità più complesse e sfaccettate, riuscendo a coinvolgere maggiormente lo spettatore e a conferire un’identità più definita alla serie, che finalmente prende il via in un continuo crescendo pronto a deflagrare nel drammatico finale della prima stagione.

Tolti i “convenevoli” iniziali, la seconda stagione ha modo di concentrarsi ancora di più sul protagonista e sugli eventi che lo porteranno a diventare un vero eroe, sempre più simile al Freccia Verde che già conosciamo nei fumetti. Dopo lo sconvolgente terremoto che ha devastato la città e provocato la morte del suo amico Tommy, Oliver si rende conto che deve cambiare modo d’agire e diventare un simbolo di speranza per i cittadini di Starling City. Ecco perché smetterà di uccidere i suoi avversari e adotterà un nome di battaglia ( Arrow, appunto, senza il Green del fumetto… ), oltre a una mascherina verde, donatagli proprio da Barry Allen, futuro protagonista della serie spin-off The Flash.

Il canovaccio di ogni puntata e più o meno sempre il solito, ormai ben rodato: Oliver si trova ad affrontare una nuova minaccia e contemporaneamente scopriamo qualcosa di più sul suo passato, con vari flashback montati ad hoc per movimentare la narrazione e comprendere meglio lo status attuale dei protagonisti. Stavolta però l’attenzione sarà rivolta soprattutto su Slade Wilson e sulla sua trasformazione in Deathstroke, il mortale killer super-potenziato che cercherà in tutti i modi di rovinare la vita di Oliver, divenendo di fatto il villain principale di questa seconda stagione.

Altro personaggio fondamentale sarà Sara Lance, la sorella di Laurel che si pensava annegata insieme alla nave di Oliver, e invece è ancora viva e vegeta, tanto da ritornare in pianta stabile nei panni della giustiziera Black Canary. Resterà sempre lei il vero amore di Oliver, con il quale ha condiviso anche la terribile esperienza dell’isola, mentre sua sorella Laurel sprofonderà in una brutta crisi depressiva, mischiata ad alcol e psicofarmaci, ma dimostrerà di essere anche tosta e determinata almeno quanto la sorella…! La povera Felicity, invece, continua a sperare invano che Oliver inizi a provare qualcosa per lei, mantenendo la parte della nerd impacciata, che però si rivela fondamentale per la crociata di Arrow, non solo per le sue conoscenze in campo informatico, ma anche per il coraggio e la totale dedizione con cui si dedica alle missioni.

L’arciere verde, d’altronde, sembra preferire le “bad girls” come Helena Bertinelli, alias la Cacciatrice, che ritornerà per una sola puntata ( purtroppo ), e la glaciale Isabel Rochev, sfrontata e arrivista donna d’affari con più di uno scheletro nell’armadio, che tenterà di scalzare Oliver al comando della Queen Consolidated, non prima di averlo sedotto….

In fatto di segreti scottanti e verità taciute non è certo da meno Moira Queen, madre del protagonista, il cui comportamento ambiguo e mai trasparente porterà a un’inevitabile rottura coi suoi figli; questo comunque non le impedirà di portare avanti la sua candidatura a sindaco di Starling City, in competizione con Sebastian Blood, altro personaggio dal passato oscuro e segretamente in combutta con lo stesso Slade.

Gli unici personaggi che sembrano mantenere sempre la stessa integrità morale sono Quentin Lance, padre di Laurel e Sara, degradato da detective a semplice poliziotto per aver appoggiato Arrow; John Diggle, ex soldato e fidato braccio destro di Oliver, e infine Thea, la giovane rampolla che sembrava essere l’anima pura della famiglia Queen, ma potrebbe perdere questa sua “aura immacolata” dopo le scottanti rivelazioni sul suo conto, direttamente collegate al nemico numero uno della precedente stagione: Malcolm Merlyn, l’Arciere Oscuro !

Questa seconda stagione di Arrow ha avuto il merito di far evolvere in maniera interessante le trame e i personaggi della serie, mantenendo sempre viva la suspance e la tensione, grazie a un riuscito mix di dramma, azione e sentimento. Anche gli attori principali sembrano aver acquisito maggior sicurezza sul set, benché non tutti brillino per espressività, a cominciare dal “belloccio” Stephen Amell, interprete del corrucciato giustiziere dal cappuccio verde…

I fan dei fumetti Dc avranno sicuramente notato una svolta sempre più supereroistica della serie, che non a caso ha coinvolto anche Geoff Johns tra gli sceneggiatori, ma gli stessi Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, ideatori e produttori del serial, sono tutti nomi già attivi anche nel campo della nona arte.

A loro, e a tutti gli altri sceneggiatori, va dato il merito di aver inserito innumerevoli personaggi tratti dall’universo a fumetti, ovviamente riadattati e contestualizzati all’interno della serie, come ad esempio Deadshot, Bronze Tiger, il Conte Vertigo, Amanda Waller e la Suicide Squad, Nyssa Al Ghul e la sua Lega degli Assassini, e infine Roy Harper, storica spalla dell’arciere smeraldo, che dovrà affrontare un lungo percorso ( sia fisico che interiore ) prima di vestire i panni dell’eroe, nel gran finale.

In conclusione, questa nuova stagione di Arrow è riuscita a mantenere le buone premesse della precedente, migliorandosi e aggiungendo nuovi elementi che l’hanno resa ancora più accattivante e avvincente. Il calore del pubblico e le alte aspettative sono state ampiamente ripagate, per fortuna anche in termini di ascolti, per cui non ci resta che sperare in un ulteriore passo avanti anche per la prossima stagione, ovviamente già confermata