ARROW – stagione 1 ( recensione )

Dopo il grande successo di Smallville, serial televisivo che raccontava le avventure del giovane Clark Kent prima che diventasse Superman, la Warner Bros. decise di fare un altro tentativo, stavolta rischiando un po’ di più, visto che volle concentrarsi su un personaggio molto meno conosciuto come Freccia Verde ( Green Arrow in originale ). E’ anche vero però che con un character minore ci si può permettere maggiore libertà e si hanno meno vincoli da rispettare, e oltretutto un giovane Oliver Queen, alias Freccia Verde, aveva già fatto bella mostra di sé proprio in Smallville, in una versione modernizzata che lo vedeva indossare un’aderente tuta da combattimento verde, con tanto di cappuccio e occhialoni scuri che ne mascheravano l’identità.

Il buon riscontro da parte del pubblico anche nei confronti di questo personaggio ha sicuramente dato fiducia alla Warner/Dc, che alla fine ingaggiò rinomati sceneggiatori televisivi e fumettistici come Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, per iniziare la produzione di Arrow, un nuovo serial basato sulle vicende del playboy miliardario Oliver Queen, sopravvissuto miracolosamente a un naufragio su una sperduta isola vicino alla Cina, dalla quale tornerà profondamente cambiato….

Se guardiamo al tono e alle atmosfere della serie ci accorgiamo subito che Arrow non ha molto a che spartire con Smallville, ma piuttosto con l’impostazione cupa e realistica del Batman di Christopher Nolan, altra trasposizione di enorme successo. Questo Freccia Verde infatti è fin troppo simile al suo ben più noto collega: cupo, sfuggente, preciso e determinato come una vera macchina da guerra, e in più non si fa problemi a uccidere i suoi avversari, infrangendo così una “regola aurea” che riguarda un po’ tutti i supereroi. L’elemento soap-operistico, che in Smallville era molto rilevante, qui non ha grande spazio, se si esclude il triangolo amoroso tra Oliver, la sua ex Laurel Lance ( che nel fumetto corrisponde all’alter ego di Black Canary ), e Tommy Merlin, grande amico di entrambi e figlio del crudele magnate Malcom Merlyn, nemesi assoluta di Freccia Verde che per certi versi ricorda il Norman Osborn di Spider-Man.

In ogni puntata Freccia Verde, o semplicemente il “Giustiziere”, come viene chiamato più realisticamente nella serie, porta avanti la sua missione di ripulire la città dalle tante mele marce che la stanno portando alla rovina, spuntando i nomi da una lista che gli ha lasciato suo padre prima di suicidarsi, subito dopo il naufragio della loro nave. Tutto ciò che è accaduto ad Oliver sull’isola, invece, viene raccontato tramite rapidi flashback “spalmati” lungo le varie puntate, così da mantenere il più possibile il mistero e la suspance.

I punti di forza di questo serial sono sicuramente il mix di azione, dramma e intrighi che man mano prendono sempre più forma e sostanza. Dopo un esordio non troppo convincente, che tendeva più che altro a scimmiottare il succitato Batman di Nolan con un personaggio molto meno carismatico, la trama inizia a decollare, svelando sempre più dettagli sul passato di Oliver e sul grande complotto ordito alla sue spalle, in cui sarà coinvolta persino sua madre, e che finirà per rimettere in discussione anche la missione stessa del Giustiziere. Anche l’escamotage di raccontare la formazione di Oliver sull’isola attraverso piccoli frammenti sparsi durante le puntate è sicuramente una buona trovata, ormai non più originalissima ma efficace.

Inoltre i fan del fumetto ritroveranno diversi personaggi a loro noti, magari riveduti e corretti per essere in linea con il tono della serie, come Helena Bertinelli, alias la Cacciatrice ( che intavolerà anche una fugace relazione con Oliver ), il giovane Roy Harper, futuro braccio destro di Freccia Verde, e vari supercriminali come Deathshot, Deathstroke, Firefly e il Conte Vertigo.

Uno dei punti deboli invece è sicuramente il cast, che in generale non brilla per espressività e padronanza della scena. Il bellimbusto Stephen Amell su tutti, che riveste il ruolo del protagonista e abbozza sì e no tre espressioni facciali diverse in tutta la serie…. Non va meglio con le facce imbambolate e poco penetranti di Katie Cassidy/Laurel e Colin Donnell/Tommy. Decisamente più convincenti e nella parte Susanna Thompson e John Borrowman, rispettivamente Moira Queen, mamma di Oliver, e Malcom Merlyn, cinico e imperturbabile padre di Tommy. Simpatici, ma poco più, gli aiutanti di Oliver nella sua battaglia, ovvero l’integerrimo David Ramsey/Diggle e la “finta nerd” timida e impacciata Emily Bett Rickards/Felicity, che servono più che altro a fare da contraltare all’ombroso Giustiziere. Stesso discorso vale per la spigliata e intraprendente sorella di Oliver, Thea, interpretata dalla giovane Willa Holland. Chiudo la carrellata con il bravo Paul Blackthorne, che ricopre il ruolo del detective Quentin Lance, padre di Laurel e classico poliziotto tutto d’un pezzo che odia i vigilanti, ma farebbe qualsiasi cosa pur di far rispettare la giustizia.

Un altro problema sostanziale di Arrow è che in fin dei conti non offre niente di nuovo, e chi segue un minimo serial tv action o polizieschi, così come le trasposizioni cinematografiche ispirate ai fumetti, se ne renderà conto da solo. Questo però non toglie che, sebbene la serie non brilli per originalità, sia comunque un prodotto ben confezionato e avvincente, che ha saputo guadagnarsi col tempo il seguito del pubblico. La seconda stagione infatti è già in lavorazione e speriamo che il livello non scenda o magari possa regalarci anche qualche sorpresa in più, consacrando definitivamente la serie.

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8 Risposte

  1. Mmm, mai visto.
    Mi ricordo di Freccia Verde in una delle poche stagioni di Smallville che ho visto, poi lo mollai.
    Piuttosto un bel telefilm sugli anni giovanili del Ragno sarebbe fantastico, ma dubito lo faranno mai…

    • Dubito anch’io, più che altro perchè richiederebbe parecchi effetti speciali e quindi sarebbe troppo costoso…. In compenso ci sarà quello dedicato agli agenti dello SHIELD !!! 😉

  2. Bella critica, hai acchiappato tutto in modo sintetico e preciso. Se permetti la pubblico/spammo sulla pagina facebook dedicata omonima del blog. Grazie per l’attenzione. Un saluto

  3. Ti dirò, l’ho seguita in inglese, e senza l’impaccio di un doppiaggio imbarazzante il cast è decisamente più degno. Nel complesso, mi irrita non poco la mania di inserire quanti più cameo possibile, anche snaturando personaggi che potenzialmente potrebbero dare molto (cfr. Yao Fei, Geo-Force, Brutale, Manhunter, la Scala Reale, Harbinger e chi più ne ha più ne metta…), mossa che vorrebbe accattivarsi i fan ma che finisce con l’ottenere l’effetto opposto. Nonostante questo, però, la serie l’ho seguita volentieri, specie perché, dopo i primi episodi piuttosto piatti, mi sembra riesca a costruire una trama accattivante, che promette buoni sviluppi.

    • A dire il vero, non credo che il problema del cast sia solo il doppiaggio… come ho scritto anche nella rece secondo me sono proprio poco espressivi ! Per il resto, condivido in pieno il fatto che la serie abbia iniziato ad ingranare dopo le prime 4 o 5 puntate, mentre sui vari cameo presi dal fumetto non mi pronuncio troppo, perchè ammetto di conoscerne solo una minima parte…. Dico solo che le versioni rivisitate della Cacciatrice e di Deathshot non mi sono dispiaciute… 😉

  4. Il cast effettivamente è pietoso (anche se me Amell non è proprio dispiaciuto), però il telefilm è godibilissimo.
    Bella recensione, complimenti!

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